La 39enne soccorsa da Federico Venco: «È morto per colpa mia, l'ex compagno mi minacciava»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ancora visibili i segni dell'aggressione sul corpo di quella che, suo malgrado, si è ritrovata al centro di una tragedia che ha scosso la provincia di Varese. La donna di 39 anni, soccorsa da Federico Venco nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto a Somma Lombardo, ha rotto il silenzio raccontando la sua verità al Corriere della Sera e al Tg1. «È morto per colpa mia», ha dichiarato, riferendosi al 36enne motociclista di Samarate che perse la vita dopo essere stato investito dall'auto dell'ex compagno di lei, Mirko Bertellini, 44 anni.

Un gesto che, secondo la ricostruzione della 39enne, affonda le radici in un clima di minacce e ossessione che si trascinava da tempo. «Il mio ex mi aveva scritto: "Ti ammazzo"», ha rivelato, raccontando di un messaggio inquietante arrivato poco prima che la situazione precipitasse in quella che sarebbe diventata una delle pagine più buie dell'estate lombarda.

La dinamica e lo scambio di persona

Tutto ebbe inizio quando Federico Venco, alla guida della sua moto, si fermò per prestare soccorso alla 39enne, che si trovava in difficoltà lungo la strada. Un gesto di umanità, quello del motociclista, che purtroppo si è rivelato fatale. Bertellini, secondo quanto emerso, avrebbe speronato l'auto della donna prima di investire Venco, probabilmente in un tragico scambio di persona. La furia omicida del 44enne, scatenata da un movente passionale e da una gelosia malata, ha così spento la vita di un innocente che non c'entrava nulla con la vicenda.

La 39enne, ancora sotto choc per quanto accaduto, non ha esitato a definire l'ex compagno «un assassino», esprimendo il desiderio di parlare con la madre di Federico per chiedere perdono e condividere un dolore che, inevitabilmente, la lega per sempre alla famiglia della vittima.

La madre di Federico Venco: «Non provo rancore»

In un contesto di rabbia e sconforto, emerge con forza la voce di Patrizia, la madre di Federico Venco. La donna, in un'intervista che ha commosso molti, ha dichiarato di essere serena e lieta, nonostante l'indicibile dolore per la perdita del figlio. «Anche io mi stupisco, non ero così mesi fa», ha affermato, spiegando come la sua profonda fede religiosa l'abbia preparata ad accettare anche questa terribile prova. Ancora più sorprendente è l'atteggiamento di Patrizia nei confronti dell'assassino del figlio.

«Non provo rancore», ha detto chiaramente, dimostrando una capacità di perdono che va oltre la comprensione umana. La donna ha però voluto mettere un freno alla narrazione che vorrebbe fare di Federico un eroe. «Era così, un cuor contento», ha commentato, quasi a voler ridimensionare l'atto di coraggio del figlio, descrivendolo semplicemente come un gesto naturale dettato dal suo carattere generoso e altruista.

L'uomo resta in carcere: la decisione del Gip

Mentre la 39enne cerca di rielaborare il trauma e la madre della vittima invoca pace interiore, la macchina della giustizia si è messa in moto. Il Gip del Tribunale di Busto Arsizio, dopo aver convalidato l'arresto, ha disposto per Mirko Bertellini la custodia cautelare in carcere. L'uomo, attualmente detenuto, deve rispondere dell'accusa gravissima di omicidio. Durante l'interrogatorio di garanzia, il 44enne si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice e del pubblico ministero, limitandosi a rilasciare soltanto delle dichiarazioni spontanee.

Una scelta difensiva che non ha però scalfito la decisione del tribunale, il quale ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, optando per la misura più restrittiva. La permanenza in carcere per Bertellini segna così il primo, fondamentale capitolo di un procedimento giudiziario che dovrà fare piena luce su una vicenda che ha dell'incredibile, dove la follia di un uomo ha spezzato per sempre la vita di un giovane che aveva solo scelto di fermarsi ad aiutare una persona in difficoltà.

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