Webuild crolla in Borsa e porta lo scontro con il Fatto in Consob

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Webuild crolla in Borsa dopo le indiscrezioni sulla lettera inviata dall’amministratore delegato Pietro Salini al governo alla fine di luglio e reagisce presentando un esposto alla Consob contro Il Fatto Quotidiano. Il gruppo contesta la ricostruzione relativa agli extra-costi delle grandi opere e sostiene che l’articolo abbia diffuso notizie false e fuorvianti capaci di incidere sull’andamento del titolo. La seduta a Piazza Affari si è chiusa con una perdita del 7,96%, a 2,012 euro, trasformando una comunicazione riservata alle istituzioni in un caso che coinvolge contemporaneamente cantieri pubblici, rapporti contrattuali e mercato azionario.

La lettera al governo e il nodo delle commesse ferroviarie

Al centro della vicenda c’è una missiva datata 30 luglio 2026 e indirizzata a Palazzo Chigi, al ministero dell’Economia, al dicastero delle Infrastrutture e alle Ferrovie dello Stato. Nel documento il general contractor affronta la situazione delle commesse con Rfi, per un valore complessivo indicato in circa 30 miliardi di euro, e segnala problemi legati ai tempi dei pagamenti. Le anticipazioni hanno acceso l’attenzione sulla gestione finanziaria dei cantieri ferroviari e sul meccanismo con cui vengono riconosciuti crediti, oneri sostenuti e somme connesse all’avanzamento delle opere. Il tema diventa particolarmente sensibile perché riguarda lavori pubblici già in esecuzione e rapporti economici maturati durante la realizzazione delle infrastrutture.

Uno dei punti più contestati riguarda i 22 miliardi associati alle riserve e alle varianti registrate nella contabilità dei lavori. La società nega che quella cifra rappresenti una richiesta al governo per nuovi extra-costi e precisa che si tratta invece del totale delle somme annotate secondo le procedure dei contratti pubblici. Di queste, circa 13 miliardi sarebbero riferiti a riserve relative a lavorazioni già realizzate, mentre la parte restante riguarderebbe una stima per attività ancora da eseguire. Una quota rilevante delle posizioni è già stata sottoposta ai Collegi Consultivi Tecnici, gli organismi chiamati a pronunciarsi sulle controversie che possono emergere durante l’esecuzione degli appalti.

Dall’esposto al nodo della liquidità per i cantieri

Nella propria replica il costruttore sostiene che le comunicazioni trasmesse alle istituzioni riguardino obbligazioni contrattuali già maturate: crediti per lavori eseguiti e certificati, recupero di oneri già sostenuti e anticipazioni previste dalla normativa. Contesta anche la definizione di monopolista di fatto dei grandi appalti e collega l’iniziativa davanti all’autorità di vigilanza al possibile effetto distorsivo prodotto dalla pubblicazione sul prezzo delle azioni. L’esposto è stato presentato ai sensi dell’articolo 185 del Testo Unico della Finanza; il gruppo ha inoltre annunciato che valuterà ulteriori iniziative nelle sedi competenti per tutelare la propria immagine e il regolare andamento del titolo.

La replica affronta anche il fabbisogno di cassa di breve periodo, quantificato in circa 2,1 miliardi di euro. L’azienda afferma che tale necessità è collegata esclusivamente alla prosecuzione dei cantieri realizzati per conto della committenza pubblica e non a esigenze autonome dell’intero gruppo. Il passaggio si confronta con i risultati diffusi per il primo semestre dell’anno, quando la posizione di cassa netta risultava positiva per 110 milioni e la guidance annuale indicava ricavi superiori a 13,6 miliardi, Ebitda oltre 1,2 miliardi e cassa netta sopra 300 milioni. Nello stesso periodo era stata annunciata anche l’offerta pubblica di acquisto su Trevi-Finanziaria Industriale, operazione per la quale l’istruttoria dell’autorità di mercato era stata riavviata l’8 settembre.

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