Borse europee ai massimi storici, Glencore vola sull’interesse di Rio Tinto
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Redazione Economia
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Le borse europee hanno chiuso la settimana facendo segnare un nuovo record, un traguardo raggiunto nonostante un contesto segnato da utili societari spesso deludenti e da tensioni geopolitiche, le quali, pur pesando sul sentiment degli investitori, non hanno intaccato una resilienza che ha sorpreso molti osservatori. Il merito del balzo finale, che ha portato l’indice paneuropeo STOXX 600 alla sua più lunga serie positiva settimanale da maggio, è da ascrivere in larga parte al tumultuoso rialzo del Titolo Glencore, la cui performance ha trascinato al rialzo l’intera piazza di Londra e ha contribuito a spingere Parigi a guidare i guadagni continentali. L’ondata di ottimismo, che ha visto la maggior parte dei settori chiudere in territorio positivo, è scaturita dalla conferma, giunta nella mattinata di venerdì, che la britannica Rio Tinto è impegnata in trattative preliminari per acquisire la svizzera Glencore, un’operazione dalle dimensioni potenzialmente colossali che potrebbe dar vita al più grande gruppo minerario al mondo.
Un mercato a due velocità
La seduta, tuttavia, non è stata uniforme, presentando piuttosto i tratti distintivi di un mercato a due velocità. Se da un lato settori come il lusso, la tecnologia e le materie prime hanno beneficiato di consistenti acquisti, dall’altro comparti come quello assicurativo e quello delle utility hanno stentato a tenere il passo, evidenziando una selezione settoriale ancora molto marcata. Anche a livello geografico le performance sono state differenziate: mentre il CAC 40 di Parigi e il FTSE 100 di Londra hanno cavalcato l’onda del rialzo, spinti anche dal vento in poppa di Glencore che ha guadagnato oltre il 10%, il FTSE Mib di Milano è rimasto sostanzialmente piatto, muovendosi in un territorio di sostanziale stasi e riflettendo una certa cautela domestica. I future statunitensi, nel frattempo, sono rimasti quasi invariati in attesa di nuovi input.
Lo scenario macro e i riflessi giudiziari
Sullo sfondo dell’euforia per le possibili operazioni straordinarie nel settore minerario, i mercati continuano a monitorare con attenzione i dati macroeconomici, che restano un driver fondamentale per le scelte di allocazione. A questo scenario si intrecciano, in un filone diverso ma sempre rilevante per la cronaca finanziaria, sviluppi giudiziari legati ad aziende del settore, come nel caso di un’altra major, i cui accordi sono sotto esame delle autorità antitrust europee; un documento della Commissione ha infatti mostrato che l’intesa con una società canadese è prossima all’approvazione, un passaggio cruciale che chiude un’istruttoria e rimuove un elemento di incertezza per gli investitori. Parallelamente, le azioni degli Stati Uniti in Venezuela, su cui è intervenuto direttamente il presidente Donald Trump, hanno contribuito a creare un sottofondo di instabilità, sebbene, come dimostrato dalle chiusure record, i listini abbiano mostrato una notevole capacità di assorbire tali tensioni nel breve periodo.
Il settore estrattivo sotto i riflettori
L’eventuale fusione tra Rio Tinto e Glencore, di cui si discute in queste ore, catalizza dunque l’attenzione degli operatori, proiettando il settore minerario e delle materie prime al centro dell’agenda finanziaria globale. Alcuni, tra cui spicca un altro colosso come Anglo American, hanno già beneficiato di un clima di generale favore, registrando rialzi significativi in borsa. Il tutto avviene in un momento in cui l’euro e il dollaro statunitense, insieme all’andamento dell’oro, vengono scrutati per cogliere eventuali segnali di forza o di debolezza che possano influenzare i bilanci delle rations. Quel che è certo, al di là delle fluttuazioni valutarie, è che la possibile creazione di un gigante senza precedenti nel campo dell’estrazione ridisegnerebbe gli equilibri competitivi, con effetti di lungo termine che i mercati iniziano solo ora a valutare, mentre continuano a salire.




