Mia Diop, a 23 anni è la nuova vicepresidente della Toscana: «Mi tremano le mani»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La testa piena di domande e un’emozione che non tenta di nascondere, quella che ha accompagnato Mia Diop, appena ventitreenne, nel ricevere l’incarico di vicepresidente della Regione Toscana. La sua nomina, voluta dal presidente Eugenio Giani nella giunta bis e annunciata con una dichiarazione nella quale si sottolineava la scelta di puntare sui giovani, segna un record per l’ente locale, che non aveva mai avuto una figura così giovane in quel ruolo. La sua prima reazione, dopo lo smarrimento iniziale, è stata di cercare le radici di una risposta nella sua città, Livorno, identificando in quel contesto urbano, nelle scuole frequentate e nei circoli dove si discute per ore, il humus che ha forgiato la sua personalità pubblica. Le sue mani tremanti, come lei stessa ha ammesso, non sono segno di incertezza ma il riflesso palpabile di un’intera generazione che, pur desiderosa di fare, attende spesso invano il proprio momento.
Le parole di una storia personale
Attraverso un post sul suo profilo Instagram, la giovane ha rotto il silenzio ripercorrendo le tappe fondamentali che l’hanno condotta a questo traguardo. Ha rievocato, non a caso, un episodio della sua infanzia, quando a soli dieci anni, sul palco del Terminal Crociere di Livorno, di fronte a Pier Luigi Bersani, espresse il desiderio di essere riconosciuta per ciò che era, in un discorso che ruotava attorno allo Ius Soli. In quel frangente, ha confessato, non poteva immaginare cosa il futuro le riservasse, ma era già profondamente consapevole del valore delle parole e della necessità di sostenerle con coerenza in ogni passo successivo. Quel percorso, iniziato nelle aule scolastiche e proseguito con la prima esperienza nelle istituzioni locali, trova oggi una sua logica compiutezza.
Un incarico che parla di rappresentanza
Bintou Mia Diop, nata nel 2002 da una famiglia di origini senegalesi e consigliera comunale del Partito Democratico a Livorno, incarna quindi un duplice simbolo: quello di una classe dirigente più giovane e quello di una società italiana multietnica. La sua affermazione, che lei lega a doppio filo con la volontà di non attendere passivamente un “turno” che potrebbe non arrivare mai, si inserisce in un quadro politico regionale che, con la stessa mossa, ha incluso anche un altro under trentenne. Bernard Dika, ex portavoce del presidente Giani, di ventisette anni, è stato infatti nominato sottosegretario con il compito specifico di garantire il raccordo tra la Giunta e il Consiglio regionale.
Il peso e l'orgoglio di una generazione
La dichiarazione più netta e significativa della neo vicepresidente risuona come un manifesto generazionale: «La verità è che il turno dei giovani non arriva mai, se non siamo noi a prendercelo». Queste parole, pubblicate la mattina dell'undici novembre, il giorno dopo la nomina ufficiale, condensano in poche righe tutta la filosofia di un impegno che si fa carico di una responsabilità non leggera per una ragazza di ventitré anni. Un impegno che, pur nella sua giovane età, è già maturato all’interno del Partito Democratico, sia nell’amministrazione comunale labronica che negli organi nazionali, tracciando un solco che dalla militanza locale conduce ai vertici dell’istituzione regionale.




