La nuova giunta toscana di Giani, tra l'arrivo di Mia Diop e l'esclusione di Bezzini
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Redazione Interno
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L'avvio della dodicesima legislatura in Toscana, fissato per il primo pomeriggio a Palazzo del Pegaso, ha registrato un inevitabile ritardo, un fenomeno che qualcuno, non a torto, potrebbe definire come 'fuso orario gianiano'. Questa volta, tuttavia, la dilazione è stata determinata non solo da consuetudini procedurali ma anche da un complesso lavoro di mediazione che il governatore Eugenio Giani si è trovato a dover affrontare, stretto fino all'ultimo nella morsa negoziale del segretario regionale dem Emiliano Fossi e di Marco Furfaro, considerato la longa manus della segretaria nazionale Elly Schlein in terra toscana. Giani, che avrebbe preferito una puntualità cerimoniale, ha visto in parte ridisegnato il suo prospetto di giunta, con un orientamento politico spostato più a sinistra rispetto alle sue intenzioni iniziali.
Le novità e le conferme
Durante la prima seduta del Consiglio regionale, Giani ha annunciato i nomi degli assessori che formeranno l'esecutivo per il mandato 2025-2030, sebbene senza specificare nel dettaglio le relative deleghe. La scelta che ha catalizzato l'attenzione, costituendo una novità assoluta, è stata quella di Mia Bintou Diop, una giovane livornese di 23 anni con padre senegalese e madre italiana, nominata vicepresidente e divenuta così la più giovane a ricoprire tale incarico nella storia dell'ente regionale. Accanto a questo elemento di rottura, la giunta presenta anche conferme di figure già collaudate e alcuni cambi di ruolo, a segnare una continuità amministrativa ma con significative innovazioni nell'assetto di potere.
Il caso Bezzini e le reazioni di Siena
Mentre a Firenze si insediava la nuova squadra, nella provincia di Siena si respirava un'aria di amarezza per l'esclusione di Simone Bezzini dall'esecutivo. Una decisione che ha lasciato perplessi molti osservatori, i quali si interrogano su come i suoi oltre dodicimila voti personali e i risultati elettorali straordinari del Partito Democratico e della coalizione in quell'area non siano bastati a garantire un posto in giunta per un rappresentante del territorio. L'ex assessore, che aveva guidato in precedenza deleghe di grande importanza, si trova dunque a dover reinventare il proprio impegno politico da consigliere regionale, una posizione che, seppur di rilievo, non gli permette di influire direttamente sulle decisioni dell'esecutivo.
Il punto di vista del partito
Il Partito Democratico di Siena ha espresso pubblicamente e con toni decisi il proprio "profondo rammarico" per la mancata riconferma di Bezzini. Nel sottolineare l'impegno profuso dall'ex assessore e i risultati da lui ottenuti negli anni passati, specialmente in settori cruciali come quello sanitario, il partito ha assicurato il proprio supporto per il lavoro futuro che Bezzini continuerà a svolgere all'interno del consiglio regionale. Una presa di posizione che evidenzia le tensioni interne al partito e le difficoltà di conciliare le esigenze dei territori più forti elettoralmente con gli equilibri di una giunta che deve rispondere a logiche più ampie.




