Clizia Incorvaia prosciolta, per il giudice la pubblicazione delle foto della figlia non è reato
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il tribunale di Roma ha archiviato, dichiarando il non luogo a procedere, la vicenda giudiziaria che vedeva imputata Clizia Incorvaia per il trattamento illecito di dati personali. L’accusa, avanzata dall’ex marito Francesco Sarcina, sosteneva che l’attrice e modella avesse pubblicato sui propri profili social le immagini della figlia minorenne, oggi nove anni, senza il necessario consenso paterno e soprattutto a scopo di lucro, elemento, quest’ultimo, su cui si è concentrata l’attenzione del magistrato. La sentenza, emessa nel corso di un’udienza predibattimentale, ha accolto le richieste della stessa procura che, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio al termine di due anni di indagini, ha mutato orientamento chiedendo il proscioglimento in dibattimento, basandosi sugli stessi elementi istruttori.
Le ragioni di una svolta giudiziaria
La decisione del giudice, la quale si fonda sulla considerazione che “il fatto non costituisce reato”, pone fine a un procedimento nato dalla denuncia del cantante, il quale riteneva violata la propria responsabilità genitoriale. La difesa di Sarcina, affidata all’avvocato Maria Paola Marro, ha espresso perplessità sulla dinamica processuale, sottolineando come la stessa autorità inquirente abbia modificato radicalmente la propria posizione tra la fase delle indagini e quella dibattimentale, un aspetto che, a suo dire, desta sconcerto. Le motivazioni complete della sentenza, che potranno sciogliere ogni residuo dubbio sull’interpretazione giuridica adottata, saranno rese note soltanto tra novanta giorni, termine previsto per il deposito.
Il caso e il contesto normativo
La questione si inserisce in un dibattito più ampio, e per molti versi ancora aperto, riguardante i confini tra condivisione familiare e sfruttamento commerciale dell’immagine dei minori sulle piattaforme digitali, un terreno giuridico in continua evoluzione dove i principi di tutela della privacy si intersecano con le consuetudini della vita sociale contemporanea. Il procedimento ha esaminato nel dettaglio la natura delle pubblicazioni, verificando se queste fossero riconducibili a una semplice attività di documentazione della vita quotidiana o se, al contrario, integrassero una condotta commerciale, presupposto essenziale per la configurazione del reato contestato. L’esito, che ha visto prevalere la prima tesi, segna un punto fermo nella vicenda personale dell’influencer, la quale esce dall’aula con un provvedimento che ne sancisce la piena legittimità rispetto alle azioni oggetto di contestazione.
Le conseguenze di una sentenza
Con questa pronuncia, la macchina della giustizia si ferma, evitando l’avvio di un vero e proprio processo e chiudendo un capitolo che aveva tenuto banco nella cronaca. Il proscioglimento, per quanto definitivo sul piano penale, lascia sullo sfondo le complesse relazioni personali e familiari che hanno generato la controversia, le quali restano estranee al merito della decisione giudiziaria. Resta, a margine, l’interrogativo sul come bilanciare il diritto di cronaca e di informazione su fatti di rilevanza pubblica, come possono essere quelli che coinvolgono personaggi noti, con il rispetto della riservatezza dei minori, un equilibrio delicato che questo caso ha ulteriormente messo in evidenza senza, tuttavia, fornire una risposta univoca.




