Borse europee, il rimbalzo scommette su una tregua (neanche troppo) impossibile
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Redazione Economia
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Il cauto ottimismo che ha colorato l’avvio di seduta delle Borse europee – con il Ftse Mib di Piazza Affari che si è mosso sulla stessa onda rialzista dei listini di Francoforte, Londra e Parigi – trova la sua ragion d’essere meno nei fatti concreti che nelle speranze, talvolta fragili, di una distensione diplomatica tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori, infatti, sembrano aver scelto di guardare oltre l’evidenza del fallimento delle trattative svoltesi nel fine settimana a Islamabad; un fallimento, questo, che pure ha portato all’entrata in vigore, da lunedì, del blocco navale imposto dall’amministrazione Trump ai porti iraniani. Nonostante Teheran mantenga una presa salda sullo Stretto di Hormuz – un vero e proprio nodo scorsoio per l’economia globale – e nonostante il greggio continui a muoversi su livelli critici, i mercati preferiscono concentrarsi sull’ipotesi di un tavolo di contrattazione ancora aperto, alimentata dalle dichiarazioni secondo cui le parti si sarebbero avvicinate molto a un’intesa.
Il paradosso del blocco e il rinvio implicito nella tregua
È una dinamica paradossale quella che regge il rimbalzo dei listini del Vecchio Continente: da un lato, l’esercito statunitense ha avviato materialmente l’embargo, una misura che rischia di comprimere ulteriormente l’offerta di petrolio nei prossimi mesi, già messa a dura prova dalle tensioni; dall’altro, si ragiona sul fatto che lo stallo negoziale di Islamabad fosse, più che una rottura definitiva, una mossa tattica in attesa di nuovi sviluppi. Il fatto che Washington e Teheran non abbiano chiuso del tutto la porta al dialogo – anzi, si parla di canali mediati dal Pakistan ancora attivi – ha fornito la giusta leva per un acquisto diffuso, che ha interessato non solo i titoli energy, ma anche quelli più sensibili ai cicli economici, come Stellantis e i vari brand del lusso, che nei giorni precedenti avevano sofferto la volatilità. Il calo del petrolio, sceso simbolicamente sotto la soglia dei 100 dollari al barile, rappresenta per le economie importatrici europee un vero e proprio alleggerimento della pressione inflazionistica, ed è questo meccanismo a giustificare la risalita dei listini nonostante il perdurare dello stato di allerta.
Milano in trazione sui difesa, materie prime e finanza
Sul fronte dei singoli titoli, Piazza Affari ha mostrato una certa selettività negli acquisti: si segnalano i recuperi di Leonardo – reduce da sedute difficili per l’intero comparto della difesa – mentre le banche hanno tentato timidamente di invertire la rotta dopo le flessioni della vigilia. L’interesse si è concentrato anche su alcuni metalli preziosi, visti tradizionalmente come bene rifugio in periodi di incertezza geopolitica, ma la cui risalita in questo contesto sembra più legata a dinamiche di portafoglio che a un autentico sentiment ribassista. L’operatività resta comunque condizionata dai flussi asiatici e dall’andamento dei future americani, i quali, dopo la chiusura positiva di Wall Street (con l’S&P in rialzo dell’1%), hanno fornito un traino decisivo alla ripresa. La liquidità, seppur presente, si muove con cautela, consapevole che l’entità del blocco dei porti iraniani potrebbe avere conseguenze molto più tangibili di quanto il rally tecnico di questa mattina lasci intendere.
L’incognita Hormuz e la resilienza degli investitori
Non si può ignorare, nell’analizzare questo rimbalzo, il peso specifico delle parole pronunciate da Teheran e Washington al termine del vertice pachistano: se è vero che non è stato firmato alcun accordo, è altrettanto vero che nessuna delle due parti ha sferrato un colpo di scena diplomatico tale da far precipitare la situazione verso l’abisso di un conflitto totale. Gli operatori finanziari – che spesso anticipano i tempi dei politicanti – hanno dunque scommesso su una prosecuzione dei colloqui, magari a porte chiuse o in sedi neutrali. In attesa di sviluppi più concreti, il Ftse Mib si gode il rialzo generalizzato, sorretto dalle Mid Cap e da alcuni big dell’automotive che cercano di limitare i danni di un avvio d’anno complesso. Tuttavia, il vero banco di prova arriverà nei prossimi giorni, quando l’effetto dell’embargo inizierà a riflettersi concretamente sulle scorte di greggio, mettendo alla prova la solidità di questo sentiment rialzista costruito più su “speranze” che su carte firmate.




