Il robot “Lightning” vince la mezza maratona di Pechino, ma a un passo dal traguardo finisce contro le barriere
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Redazione Sport
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L’umanoide “Lightning”, sviluppato da Honor (Shenzhen Honor Smart Technology Development Co., Ltd), ha tagliato il traguardo della Beijing E-Town Half-Marathon, svoltasi domenica 19 aprile, con il tempo netto di 50 minuti e 26 secondi. Una prestazione, la sua, che riscrive i parametri della velocità artificiale su lunga distanza, se si considera che il record mondiale maschile appartiene all’ugandese Jacob Kiplimo, fermo a 57 minuti e 20 secondi, stabilito solo poche settimane fa a Lisbona. La gara, giunta alla sua seconda edizione, ha visto la partecipazione di oltre cento squadre, con gli automi che hanno corso su una corsia separata rispetto agli atleti in carne e ossa per evitare interferenze fisiche, una precauzione che si è rivelata tutt’altro che superflua.
L’incidente a pochi metri dalla fine e il peso della navigazione autonoma
Eppure, a dispetto del risultato storico, la vittoria di “Lightning” non è stata priva di intoppi. A documentarlo sono le immagini diffuse dagli organi di informazione locali: a pochi metri dalla linea d’arrivo, il robot – forse a causa di un errore nei sensori o di un cedimento meccanico improvviso – ha perso la traiettoria corretta andando a schiantarsi violentemente contro le barriere di protezione laterali. Un incidente, questo, che ha richiesto l’intervento dei tecnici per rimetterlo in pista, permettendogli comunque di completare la competizione. L’episodio getta luce sulle differenze sostanziali tra i partecipanti: circa il 40% dei robot, tra cui il vincitore, ha gareggiato in modalità di navigazione autonoma, basandosi cioè su intelligenza artificiale e sensori ambientali senza intervento umano diretto. Il restante 60% era invece controllato a distanza, e i loro tempi sono stati ponderati da un coefficiente correttivo (1,2) per bilanciare il vantaggio del controllo umano in tempo reale.
Dal passo lento del 2025 al primato di velocità
Il salto di qualità rispetto all’edizione precedente è talmente netto da rasentare l’incredibile. Solo un anno fa, nel 2025, il primo robot a completare la mezza maratona di Pechino – il “Tiangong Ultra” – aveva impiegato due ore, 40 minuti e 42 secondi, con sole sei squadre su venti che riuscirono a portare a termine l’impresa. Un divario abissale che racconta meglio di qualsiasi rapporto di settore la velocità di evoluzione del settore. “Lightning”, che si presenta con un’altezza di 169 centimetri e un peso di circa 45 chilogrammi, sfrutta soluzioni tecniche derivate dall’elettronica di consumo, come le batterie “a lama” (刀片电池) ad alta densità energetica e sistemi di raffreddamento a liquido capaci di smaltire il calore generato dai motori durante la corsa sostenuta.
L’ascesa della robotica cinese in chiave competitiva
L’evento, organizzato nella zona di sviluppo economico-tecnologico di Pechino (E-Town), ha visto il dominio assoluto di Honor, che ha piazzato i propri prototipi ai primi tre posti della classifica, rispettivamente con i crono di 50 minuti, 51 minuti e 53 minuti. Non sono mancati, lungo il percorso, episodi che hanno restituito un volto quasi grottesco alla competizione: alcuni robot hanno mostrato movimenti convulsi, quasi delle “convulsioni”, che hanno richiesto l’intervento in barella da parte dello staff di assistenza, mentre altri sono caduti rovinosamente subito dopo lo sparo di partenza. Oltre ai corridori, è stato impiegato un automa anche nel ruolo di vigile urbano, utilizzato per dirigere il traffico dei partecipanti umani attraverso movimenti meccanici delle braccia e messaggi vocali registrati.




