Pechino, il robot "Flash" trionfa in maratona: 50 minuti e 26 secondi, record umano polverizzato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’evoluzione tecnologica, che spesso immaginiamo confinata negli spazi asettici dei laboratori di ricerca, ha scelto l’asfalto di Pechino per firmare uno dei suoi ultimi, e più clamorosi, proclami. Nel corso della mezza maratona di Beijing E-Town, andata in scena nella giornata di domenica, un robot umanoide ha letteralmente stracciato la concorrenza, imponendosi non solo sugli altri cento concorrenti meccanici, ma addirittura sul record mondiale di velocità detenuto da un atleta in carne e ossa. Il vincitore, un automa battezzato "Flash" e sviluppato da Honor (un colosso cinese noto principalmente per la produzione di smartphone), ha coperto la distanza di 21,097 chilometri in un tempo netto di 50 minuti e 26 secondi. Un risultato, questo, che diventa ancora più significativo se lo si confronta con il primato umano assoluto: solo poche settimane fa, nella suggestiva cornice di Lisbona, il mezzofondista ugandese Jacob Kiplimo aveva fermato il cronometro a 57 minuti e 20 secondi, stabilendo un nuovo limite per la specialità. "Flash" ha dunque tagliato il traguardo con un margine di oltre sei minuti e mezzo sul miglior maratoneta del pianeta.

Una competizione a due corsie per testare l’autonomia dei meccanismi

L’evento, che ha visto la partecipazione di oltre cento squadre provenienti da diverse nazioni, non è stato solo una semplice gara di velocità, ma piuttosto un banco di prova colossale per testare i limiti della robotica in un ambiente dinamico e imprevedibile come quello stradale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, umani e robot non hanno corso fisicamente spalla a spalla: è stata mantenuta una separazione fisica tramite apposite barriere, proprio per evitare collisioni pericolose, vista la disparità di peso e struttura. La vera novità regolamentare di questa edizione 2026, però, risiedeva nella suddivisione dei partecipanti tecnologici in due macro-categorie. Da un lato, i robot a controllo remoto (guidati cioè da un operatore umano con un joystick); dall’altro, i robot a navigazione autonoma, lasciati cioè alle loro capacità sensoristiche e algoritmiche per orientarsi e gestire l’andatura. Per rendere la sfida equa, gli organizzatori hanno applicato un coefficiente correttivo: il tempo dei telecomandati è stato moltiplicato per 1,2, premiando di fatto chi, come "Flash", ha dimostrato una maggiore indipendenza dal supporto umano.

La caduta del favorito e la superiorità schiacciante degli umanoidi Honor

Nonostante qualche piccolo incidente di percorso – si racconta che "Flash" abbia urtato una delle barriere divisorie proprio nel corso dello sprint finale, finendo a terra prima di essere rimesso in carreggiata dallo staff – la gara ha evidenziato una crescita esponenziale delle prestazioni meccaniche. Basti pensare che solo un anno fa, nella prima edizione della manifestazione, il robot vincitore impiegò più di due ore e quaranta minuti per completare la stessa distanza, dimostrando quanto il passo avanti sia stato netto e rapido. La classifica finale ha confermato il dominio assoluto del costruttore cinese: tutti e tre i gradini del podio sono stati occupati da robot sviluppati da Honor, con il già citato "Flash" (chiamato anche "Lightning" dalle agenzie stampa) a guidare il drappello degli inseguitori. Circa il 40% dei partecipanti ha gareggiato in modalità completamente autonoma, un dato che gli esperti del settore hanno letto come un indicatore preciso della direzione verso cui si muove l’industria, sempre più orientata a ridurre la dipendenza dal fattore umano nelle operazioni di controllo.

Prestazioni non ancora confrontabili? Il dibattito sul valore del tempo

Sebbene il dato cronometrico sia inoppugnabile – 50 minuti e 26 secondi sono oggettivamente meno di 57 minuti e 20 secondi – gli addetti ai lavori invitano a una certa cautela nel definire questo risultato come una "vittoria dell’uomo sulla macchina" o viceversa. Le gare tra robot ed esseri umani, spiegano i tecnici, non sono immediatamente confrontabili su un piano puramente atletico per una serie di variabili tecniche che inficiano la purezza del dato. Da un lato, la meccanica non è soggetta a fatica muscolare, affaticamento cardiovascolare o alla temibile crisi del "muro" metabolico che colpisce i runner intorno al trentesimo chilometro; dall’altro, i robot attuali sono ancora fortemente limitati nella gestione energetica (le batterie agli ioni di litio impongono ritmi e strategie di risparmio) e nell'adattamento a terreni sconnessi o variazioni improvvise di pendenza. Tuttavia, la dimostrazione di forza arrivata dalla Cina – che sta investendo massicciamente nella produzione di umanoidi – rappresenta un segnale chiaro. La tecnologia ha ormai raggiunto un livello di maturità tale da poter eguagliare, e in alcuni specifici contesti superare, le prestazioni fisiche di un elite athlete, e non si intravedono all’orizzonte limiti tecnici che possano invertire questa tendenza.

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