La mezza maratona di Pechino e quel robot che ha polverizzato il record umano
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Redazione Sport
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Non sono bastati i 57 minuti e 20 secondi dell’ugandese Jacob Kiplimo, stabiliti giusto un mese fa sulle strade di Lisbona, a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. A Pechino, nella seconda edizione della mezza maratona di Yizhuang, un robot umanoide ha riscritto i limiti della velocità su due gambe meccaniche, fermando il cronometro a 50 minuti e 26 secondi. La macchina, sviluppata per il produttore Honor e soprannominata "Flash" (sebbene nel vivo della competizione venisse identificata anche con il nome del team "Qitian Dasheng"), ha letteralmente spazzato via il primato precedente, imponendosi in una gara che ormai non ha più nulla a che vedere con la semplice撑 (chēng, ndr) sperimentazione da laboratorio.
Una vittoria autonoma nel caos della corsa
A differenza dell’edizione inaugurale del 2025, dove il vincitore "Tiangong Ultra" faticò a chiudere in due ore e 40 minuti con un tasso di abbandono altissimo, quest’anno il parco macchine ha fatto un salto generazionale. La particolarità, tuttavia, non risiede solo nel tempo stratosferico, ma nelle modalità di gara. Il regolamento prevedeva corsie separate tra umani e androidi per evitare collisioni, ma non ha risparmiato agli automi le insidie del percorso: una curva sbagliata, uno schianto contro le barriere a pochi metri dal traguardo e persino un cedimento strutturale che ha costretto il personale a intervenire per rialzare un concorrente caduto. Altri, invece, dopo essersi accartocciati sull’asfalto in preda a quelli che gli osservatori hanno definito "convulsioni meccaniche", non ce l’hanno fatta e sono stati portati via in barella, in una scena che mescola il ridicolo al sublime della ricerca ingegneristica.
La sfida tra autonomia e telecomando
Qui si innesta un passaggio cruciale per comprendere il verdetto finale. Sebbene un robot chiamato "Lightning" abbia tagliato il traguardo con un crono grezzo di 48 minuti e 19 secondi, la sua vittoria è stata annullata dalla giuria a causa di una penalizzazione prevista per i meccanismi di guida. La sua categoria, infatti, prevedeva l’uso del telecomando, mentre il trionfo è andato a chi, come il "Flash" di Honor, ha operato in navigazione autonoma; per bilanciare la disparità tecnologica, i tempi dei telecomandati vengono moltiplicati per un coefficiente, declassandoli in classifica. Una scelta, questa, che gli organizzatori giustificano con la volontà di spingere l’industria verso scenari realmente indipendenti, lontani dal joystick umano.
Dalla caduta al record: il passo falso che non ferma la tecnologia
Eppure, anche il vincitore "perfetto" ha avuto i suoi momenti di crisi. Le cronache dal circuito raccontano di un impatto violento contro le barriere divisorie che ha mandato l’umanoide a terra a pochi passi dal traguardo. A differenza dei suoi "colleghi" meno fortunati, che hanno dovuto abbandonare la gara su lettighe di fortuna, questo esemplare è stato prontamente rialzato dall’assistenza a bordo pista, ripartendo come se nulla fosse per conquistare la storia. Si è trattato di un test estremo per i sistemi di raffreddamento e l’intelligenza di bordo, considerando che dodici mesi fa solo sei squadre su venti riuscirono a completare il tragitto. Oggi, con oltre cento team provenienti anche da Germania, Francia e Brasile, la mezza maratona di Pechino si conferma un laboratorio a cielo aperto, dove la fatica umana lascia il posto alla potenza di calcolo e alla resistenza delle leghe leggere.




