Trump e Zelensky, quel dialogo a San Pietro tra le sedie rosse del funerale di Francesco
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Redazione Interno
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Nella solenne cornice della Basilica di San Pietro, tra le ombre lunghe dei colonnati e il silenzio carico di rispetto per il pontefice scomparso, si è consumato un incontro inatteso. Donald Trump e Volodymir Zelensky, seduti su due seggioline rosse – quelle riservate agli ospiti d’onore, arrivate all’ultimo momento per volere di monsignor Leonardo Sapienza – hanno parlato per un quarto d’ora, isolati dal resto del mondo. Un dialogo che ha cancellato, almeno simbolicamente, le tensioni dell’ultimo faccia a faccia alla Casa Bianca, quando lo scambio tra i due si era concluso con aspre critiche reciproche.
Quello di ieri, però, non è stato solo un gesto di distensione. Zelensky, che nei giorni scorsi ha incontrato anche il cardinale Matteo Zuppi – inviato in passato da Francesco in missione di pace – ha ribadito una richiesta precisa al Vaticano: aiutare l’Ucraina a riportare a casa i bambini deportati in Russia. «Vogliamo che tornino dalle loro famiglie», ha scritto il presidente, sottolineando l’urgenza di un intervento che superi le barriere politiche. Una questione delicata, che si intreccia con le trattative più ampie sul conflitto, ma che ieri, nella sacralità del luogo, ha trovato spazio in un confronto diretto e inedito.
Intorno a quel colloquio, però, resta un dettaglio che alimenta curiosità: la terza sedia, sistemata alle spalle dei due leader da un prelato frettoloso. Secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stata destinata a Emmanuel Macron, poi escluso dalla conversazione. Un particolare minore, forse, ma che aggiunge un tassello al quadro di un incontro nato quasi per caso, tra i corridoi di un evento destinato a unire, almeno per un giorno, volti noti della politica mondiale.




