Nasa, fallita la missione di salvataggio del telescopio Swift: il satellite precipiterà sulla Terra entro l'anno

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La missione più ardita mai tentata per salvare un vecchio osservatorio spaziale si è chiusa con un verdetto di resa. La Nasa e la società aerospaziale Katalyst Space Technologies hanno ufficialmente rinunciato a catturare il telescopio Neil Gehrels Swift Observatory per innalzarne l'orbita, dopo che la sonda robotica LINK, progettata appositamente come un "carro attrezzi" spaziale, ha manifestato problemi persistenti al sistema di controllo d'assetto.

Il telescopio, in orbita dal lontano 2004 e specializzato nello studio dei lampi gamma e delle esplosioni cosmiche più violente, è ora condannato a rientrare nell'atmosfera terrestre, dove si disintegrerà entro la fine del 2026, probabilmente non prima di ottobre secondo le stime correnti.

Un salvataggio da 30 milioni di dollari fallito in poche settimane

L'operazione di salvataggio, dal costo complessivo di 30 milioni di dollari, era già nata sotto una cattiva stella a causa dell'estrema rapidità con cui doveva essere realizzata. La Nasa aveva infatti calcolato che la crescente attività solare, dilatando l'alta atmosfera, aveva accelerato il decadimento orbitale di Swift, mettendo un termine improrogabile per qualsiasi intervento. La Katalyst ha avuto solo nove mesi per progettare, costruire e lanciare il veicolo LINK, un'impresa definita dai suoi stessi artefici come una sfida ad alto rischio e alto rendimento.

Il lancio, effettuato il 3 luglio a bordo di un razzo Pegasus XL rilasciato in volo da un aereo modificato, aveva inizialmente superato i primi scogli con successo, ma le difficoltà sono emerse quasi subito dopo l'inserimento in orbita.

Guasti e fuori controllo: la fine del sogno di salvare Swift

Il colpo di grazia alla missione è arrivato il 28 luglio, quando la Nasa ha reso noto che un malfunzionamento del sistema di controllo d'assetto di LINK aveva mandato la sonda in una rotazione incontrollata su più assi, compromettendo anche le comunicazioni. Il problema, causato in parte dalla perdita di due dei tre volani di reazione e dal funzionamento parziale dei propulsori, ha messo in ginocchio il veicolo spaziale. Gli ingegneri di Katalyst hanno lavorato per settimane per correggere la spiacevole inclinazione, riuscendo a rallentare la rotazione da 9 gradi al secondo a 1.47 gradi al secondo, ma non a risolvere definitivamente l'anomalia che ha continuato a compromettere il puntamento e il posizionamento in orbita. Nonostante i tentativi di aggiornare il software di bordo, la decisione di annullare l'aggancio è stata presa di comune accordo tra le due parti.

Swift si spegnerà: la scienza perde un baluardo

Il fallimento della missione segna la fine di un'era per l'astrofisica delle alte energie. Il Neil Gehrels Swift Observatory, che si trovava a una quota di circa 345 chilometri al momento della decisione, non riceverà la spinta che lo avrebbe riportato a un'orbita stabile di 600 chilometri per prolungare la sua vita operativa di diversi anni.

La sua capacità di ruotare rapidamente per osservare i fenomeni più transienti dell'universo, come i lampi gamma e la distruzione di stelle, lascerà un vuoto difficile da colmare, dato che non esiste un osservatorio sostitutivo già pronto a prendere il suo posto. Per rallentare la caduta, gli strumenti scientifici del telescopio erano già stati disattivati all'inizio dell'anno, e ora la Nasa ha fatto sapere che valuterà se riattivarli per gli ultimi mesi di vita, seppur in una fase di "fine corsa".

Un fallimento che insegna: la missione dimostrativa di LINK

Sebbene il capitolo del salvataggio sia chiuso, il veicolo LINK non è ancora stato dichiarato completamente perduto. La missione, infatti, non si trasformerà in un completo fallimento, ma si riconfigurerà come un'importante esercitazione tecnologica. Katalyst ha infatti confermato l'intenzione di proseguire con l'avvicinamento a Swift per condurre operazioni di prossimità e raccogliere dati fondamentali per affinare le future tecniche di servizio in orbita, un settore sempre più strategico per prolungare la vita dei satelliti.

Il CEO di Katalyst, Ghonhee Lee, ha difeso il tentativo definendolo un passo necessario per costruire un "modello riutilizzabile" per future missioni di rendezvous, mentre l'amministratore della Nasa, Jared Isaacman, ha dichiarato che l'agenzia deve essere disposta a correre rischi calcolati per il potenziale ritorno che possono offrire.

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