Il telescopio Roman della Nasa è in volo: caccia all'universo nascosto

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   È partito ufficialmente il nuovo super-telescopio spaziale della Nasa, che porterà il nome dell'astronoma Nancy Grace Roman e che è destinato a diventare uno degli osservatori più potenti mai realizzati. Il decollo, puntuale nonostante le variabili condizioni meteo, è avvenuto alle 13.26 ora italiana (le 7.26 locali) da Cape Canaveral, in Florida, precisamente dalla rampa 39 A del Kennedy Space Center, a bordo di un razzo vettore Falcon Heavy di SpaceX.

L'evento segna l'inizio di una missione che, nelle intenzioni dell'agenzia spaziale statunitense, rivoluzionerà la nostra comprensione del cosmo.

Un viaggio verso il punto L2

Dopo la fase iniziale di volo, lo stadio superiore del razzo spingerà il telescopio sulla traiettoria che lo condurrà verso il punto lagrangiano Sole-Terra L2, situato a circa un milione e mezzo di chilometri dal nostro pianeta; un'orbita che condivide con il James Webb Space Telescope e che garantirà condizioni osservative stabili e un campo visivo pressoché privo di interferenze.

Il viaggio verso la destinazione finale durerà circa tre mesi, tempo che gli operatori di missione utilizzeranno per verificare il corretto dispiegamento di tutti i sistemi di bordo e per calibrare gli strumenti, attività propedeutiche all'inizio della piena operatività scientifica prevista per i primi mesi del 2027.

L'eredità della "madre di Hubble"

La scelta del nome è un tributo a Nancy Grace Roman, figura pionieristica dell'astronomia moderna e prima capo dell'astronomia della Nasa, nonché artefice della nascita del telescopio spaziale Hubble, tanto da esserne soprannominata la "madre". Nata nel 1925 e scomparsa nel 2018, Roman si laureò allo Swarthmore College nel 1946 per poi conseguire il dottorato di ricerca all'Università di Chicago nel 1949, in un'epoca in cui la carriera scientifica per una donna era irta di ostacoli.

La sua determinazione e la sua visione furono fondamentali non solo per Hubble, ma per l'intero programma di astronomia spaziale della Nasa, un'eredità che ora prosegue con questo nuovo e ambizioso osservatorio.

Uno sguardo a un campo visivo senza precedenti

Il telescopio Roman, la cui progettazione e realizzazione ha richiesto oltre un decennio di lavoro, è un osservatorio dalle caratteristiche tecniche eccezionali. Dotato di uno specchio primario di 2,4 metri, lo stesso diametro di quello di Hubble, il suo vero punto di forza risiede nell'enorme campo visivo, che nelle intenzioni dei progettisti sarà almeno cento volte più ampio di quello del suo celebre predecessore.

Questa capacità, combinata con la sua risoluzione di quasi 300 megapixel, permetterà di catturare immagini di vaste porzioni di cielo in una singola esposizione, producendo un flusso di dati imponente: si parla di circa 1,4 terabyte di dati grezzi al giorno, un volume destinato a creare il più grande catalogo di oggetti astronomici mai realizzato.

Alla caccia di materia oscura ed esopianeti

La missione scientifica del telescopio Roman si concentrerà su alcuni dei più grandi misteri della fisica contemporanea, come la natura della materia oscura e dell'energia oscura, che insieme compongono circa il 95% dell'universo ma la cui essenza rimane ancora sconosciuta. Lo strumento studierà l'effetto di lente gravitazionale debole, ovvero le minuscole distorsioni della luce causate dalla materia invisibile, per mappare la distribuzione della materia oscura su scala cosmica.

Oltre a scandagliare l'universo profondo, Roman sarà un cacciatore di esopianeti senza pari: si stima che potrà scoprire oltre 100.000 nuovi mondi al di fuori del sistema solare, sia attraverso il metodo dei transiti, rilevando il minimo calo di luminosità di una stella quando un pianeta le passa davanti, sia tramite il microlensing gravitazionale, una tecnica che sfrutta la gravità per individuare oggetti invisibili come pianeti o buchi neri.

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