L'Iran ha valutato un attacco all'Ucraina dopo il blitz nel Caspio. La diplomazia ha fermato la rappresaglia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'attacco di Kiev a un cargo iraniano nel Mar Caspio ha rischiato di innescare una reazione di Teheran e allargare pericolosamente i confini della guerra. Solo l'intervento della diplomazia ha, per il momento, scongiurato questa ipotesi. Lo rivela oggi il New York Times, secondo cui l'Iran aveva preso in considerazione l'idea di colpire un porto ucraino in risposta al bombardamento della nave Anna avvenuto sabato 25 luglio, che ha ucciso un marinaio e ferito un altro membro dell'equipaggio.

Le forze di Kiev hanno rivendicato l'azione contro l'imbarcazione, sostenendo che fosse impiegata per il trasporto di materiale militare destinato alla Russia, mentre Teheran respinge la ricostruzione e afferma invece che si trattava di una normale nave commerciale. L'episodio, sul quale non sono ancora disponibili conferme indipendenti, segna comunque un nuovo sviluppo nel conflitto, estendendo il confronto ben oltre il teatro del Mar Nero.

La reazione iraniana e il piano di rappresaglia

Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, che cita funzionari iraniani e occidentali a conoscenza dei fatti, l'ipotesi valutata da Teheran prevedeva il lancio di un missile balistico con una testata di potenza limitata contro uno degli scali ucraini sul Mar Nero. Un'azione a scopo simbolico, che avrebbe dovuto causare danni relativamente circoscritti ma che, secondo gli analisti occidentali, rischiava di innescare una pericolosa reazione a catena.

L'Iran, dopo l'attacco nel Caspio, aveva infatti minacciato conseguenze "impreviste" e fonti vicine ai servizi segreti avevano iniziato a prepararsi all'eventualità di un attacco missilistico. La speranza dei funzionari iraniani era che una singola azione di rappresaglia potesse chiudere la contesa, ma il timore di una controreazione ucraina e di un'ulteriore escalation ha reso la situazione estremamente volatile.

Il ruolo chiave del Mar Caspio e le rotte commerciali

Il Mar Caspio, il più grande lago del mondo, è emerso come una rotta di approvvigionamento cruciale in questo contesto. Il blocco statunitense dei porti iraniani sul Golfo Persico ha reso gli scambi commerciali tra l'Iran e la Russia attraverso questo bacino ancora più strategici, sia per il commercio palese che per quello clandestino. L'attacco ucraino a una nave mercantile in queste acque, considerate un "mare chiuso" sotto l'influenza congiunta di Mosca e Teheran, ha trasformato il Caspio in un nuovo anello di congiunzione tra i due grandi conflitti in corso.

Non si trattava solo di un'azione militare, ma di un colpo diretto a una via di rifornimento che collega due teatri di guerra, quello ucraino e quello mediorientale, in un intreccio sempre più fitto di interessi e alleanze.

La mediazione diplomatica e il telefono tra i ministri

L'intensa attività diplomatica ha giocato un ruolo decisivo nel raffreddare gli animi. Martedì 28 luglio, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo ucraino Andriy Sybiha. È stato il primo contatto ufficiale tra i due titolari della diplomazia da quando Sybiha ha assunto l'incarico nel settembre 2024.

Durante la chiamata, Sybiha ha descritto l'attacco alla nave mercantile come involontario, sottolineando che l'Ucraina non ha mai avuto l'intenzione di colpire obiettivi civili. Araghchi, da parte sua, ha dichiarato che anche l'Iran non cerca un'escalation, ma ha chiarito che qualsiasi attacco contro i suoi cittadini o interessi è inaccettabile, chiedendo un risarcimento per i danni subiti.

La telefonata, insieme ad altri contatti diplomatici, ha contribuito a disinnescare la crisi, portando Teheran a rinunciare al piano di rappresaglia missilistica.

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