Ucraina, Zelensky rivendica gli attacchi nel Caspio: “Colpite navi con armi per l’Iran”. Teheran: “Atto di aggressione”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina si allarga a un nuovo, delicato teatro, quello del Mar Caspio, in un’escalation che intreccia sempre più il conflitto europeo con le tensioni mediorientali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato un’operazione a lungo raggio condotta dalle proprie forze armate nelle acque del Caspio, affermando che sono state centrate navi impegnate nel trasporto di materiale bellico destinato all’Iran e, inoltre, una nave da guerra russa.

Un’azione che ha immediatamente scatenato la reazione di Teheran, che parla di un attacco a una propria nave commerciale e minaccia ritorsioni, mentre l’intera vicenda si consuma in un momento di massima tensione, segnato anche dalle rivelazioni su una presunta collaborazione satellitare tra Mosca e la Repubblica Islamica ai danni degli Stati Uniti nel Golfo.

L’attacco nel Caspio e la posizione di Kiev

La conferma dell’operazione è arrivata dallo stesso Zelensky, che in un messaggio sui social ha parlato di «risultati molto significativi» conseguiti con gli attacchi a lungo raggio nel Mar Caspio, un bacino che dista oltre 1.000 chilometri dal territorio controllato da Kiev. Secondo quanto riferito, tra gli obiettivi colpiti vi sarebbero imbarcazioni utilizzate per il trasporto di materiale militare con il coinvolgimento dell’Iran, nonché una nave da guerra.

L’iniziativa, come spiegato dal leader ucraino, si inserisce nella strategia delle cosiddette «sanzioni a lungo raggio», ovvero una serie di attacchi mirati contro obiettivi logistici e industriali russi che alimentano la macchina bellica, una pratica che nelle ultime ore ha visto bersagli anche impianti produttivi nelle regioni di Kirov, Ekaterinburg, Rostov e Tyumen, a migliaia di chilometri dalla linea del fronte.

La dura reazione dell’Iran: “Un atto di aggressione”

La risposta dell’Iran non si è fatta attendere e ha assunto toni estremamente duri. Il Ministero degli Esteri iraniano, in un messaggio ufficiale, ha condannato fermamente quello che ha definito un attacco del «regime ucraino» ai danni di una nave mercantile iraniana, avvenuto nelle prime ore di sabato 26 luglio. Secondo la ricostruzione fornita da Teheran, l’attacco avrebbe provocato un’esplosione a bordo della nave, causando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro membro dell’equipaggio.

L’accusa è stata quella di un «atto di aggressione» che viola il diritto internazionale e rappresenta una pericolosa minaccia, rischiando di incendiare ulteriormente la situazione e di allargare il conflitto. Teheran ha quindi avvertito che non esiterà a difendere i propri interessi e la propria sicurezza, sottolineando la natura «criminale e provocatoria» dell’attacco e aggiungendo che le conseguenze di queste azioni ricadranno sul regime ucraino e sui suoi sostenitori occidentali.

L’asse Mosca-Pyongyang e lo spionaggio satellitare

Sullo sfondo di questo scontro diretto, si stagliano le preoccupanti rivelazioni di Zelensky riguardanti l’intensificazione della collaborazione tra Russia e Corea del Nord, nonché un’inedita attività di spionaggio russo a favore di Teheran. Il presidente ucraino ha denunciato che Mosca si starebbe preparando ad accogliere altri 30.000 soldati nordcoreani e nuovi lanciatori per missili balistici, un flusso di uomini e mezzi che già da giugno sarebbe in preparazione nella regione russa di Voronezh.

Questa cooperazione, secondo Zelensky, rappresenta una minaccia non solo per l’Ucraina, ma per l’intera Asia, poiché la Russia aiuterebbe Pyongyang ad apprendere tattiche belliche moderne e a migliorare i propri armamenti. Inoltre, il leader ucraino ha lanciato un’accusa gravissima contro il Cremlino, sostenendo che la Russia avrebbe fornito all’Iran immagini satellitari delle basi militari statunitensi nel Golfo Persico, agevolando così gli attacchi di Teheran.

Kiev avrebbe registrato, già dall’inizio di luglio, una correlazione tra l’attività russa di sorveglianza satellitare sui siti americani e i successivi raid iraniani, sia nella fase di preparazione che in quella di valutazione dei danni.

Le ripercussioni diplomatiche e l’incontro con Trump

Il raid nel Caspio e le accuse di Zelensky giungono in un momento cruciale per la diplomazia ucraina, con il presidente in procinto di partire per Washington. L’obiettivo dichiarato è duplice: partecipare ai funerali del senatore Lindsey Graham e, soprattutto, incontrare il presidente americano Donald Trump, in una fase in cui i commentatori politici ucraini si interrogano sull’opportunità di un viaggio del capo di Stato mentre il paese è ancora immerso in una crisi politica interna.

L’azione di Kiev contro le navi nel Caspio appare dunque anche come un messaggio diretto a Trump, un tentativo di mostrare un impegno concreto contro l’Iran, assecondando le posizioni dell’amministrazione repubblicana, che ha recentemente avvertito Russia e Cina sulle conseguenze di un eventuale rifornimento di armi a Teheran. L’attacco di Kiev, pur attirandosi le ire di Teheran, potrebbe essere letto come un tentativo di lisciare il pelo al presidente americano, offrendo un contributo tangibile nella strategia di pressione contro la Repubblica Islamica.

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