Il Mar Caspio, cerniera armata tra i conflitti: l’attacco ucraino che ha fatto tremare l’asse Teheran-Mosca
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Redazione Esteri
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Non era mai accaduto, perlomeno non con questa chiarezza e con un’implicita volontà di sfida. Quando, sabato scorso, i droni ucraini hanno colpito una nave iraniana ancorata alla foce del Volga, sulla riva nord del Mar Caspio, il mondo ha scoperto che quel grande lago, per decenni considerato un santuario protetto dalle flotte occidentali, si era trasformato in un nuovo, pericoloso fronte militare.
L’azione, rivendicata da Kiev come un attacco a una nave militare russa e a un cargo che trasportava componenti per droni e missili dall’Iran alla Russia, ha rotto un tabù e ha portato a galla il rischio concreto di una saldatura tra la guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente. Le reazioni di Teheran, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha parlato di una "flagrante violazione della Carta Onu" e ha promesso una risposta che "non potrà rimanere senza risposta", sono state immediate e durissime.
Dietro le quinte, secondo quanto rivelato dal New York Times, si è consumato un braccio di ferro diplomatico per scongiurare il peggio: l’Iran, sostengono fonti diplomatiche, avrebbe valutato seriamente l’ipotesi di lanciare un missile balistico contro un porto ucraino sul Mar Nero, un gesto che avrebbe potuto aprire scenari di conflitto diretto tra i due Paesi e, potenzialmente, trasformare i due focolai in un'unica, ingestibile guerra mondiale.
Alla fine, in un confronto interno tra le fazioni del potere a Teheran, ha prevalso la linea della prudenza, anche grazie all'intervento della diplomazia internazionale, compresa quella europea con l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas.
L’autostrada del Caspio e la logistica della guerra
Per comprendere la portata dell’attacco, bisogna guardare alla geografia e alla funzione strategica che il Mar Caspio ha assunto negli ultimi anni. Non è solo un lago, per quanto grande quanto uno Stato, ma un corridoio logistico vitale per l'asse tra Mosca e Teheran. È dal 2022 che l'Iran rifornisce la Russia di droni Shahed e altro materiale bellico, sfruttando la rotta che collega i porti iraniani di Bandar Anzali a quelli russi di Astrakhan e Makhachkala.
In barba alle sanzioni occidentali, questo passaggio ha permesso di trasferire migliaia di droni kamikaze, poi impiegati contro le infrastrutture ucraine, e, in cambio, la Russia ha fornito a Teheran tecnologia per migliorare la precisione dei suoi missili e dei suoi stessi droni a lungo raggio, oltre a supporto satellitare e informazioni d'intelligence sugli obiettivi americani.
Il flusso, un tempo unidirezionale, si è fatto a doppio senso dopo l'inizio dei raid statunitensi e israeliani contro l'Iran, con Mosca che ha iniziato a inviare componenti per droni e materiali industriali per aiutare la ricostruzione delle capacità iraniane. Come ha osservato Luke Coffey dell'Hudson Institute, questa logistica è diventata il vero collante tra le due guerre, e gli attacchi ucraini mirano a rendere progressivamente più difficile e costoso questo traffico militare.
La Casa Bianca e il riavvicinamento a Zelensky
L’attacco nel Caspio ha avuto un’eco immediata anche nelle sale del potere di Washington, dove martedì si sono svolti due incontri separati alla Casa Bianca: prima con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, poi con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. I due leader erano nella capitale americana anche per partecipare ai funerali del senatore Lindsey Graham, una figura di primo piano del Partito Repubblicano e storico sostenitore di Kiev.
Per Zelensky, la visita è stata l'occasione per blindare il sostegno militare americano, discutendo con Trump delle licenze per la produzione di intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot.
Come ha spiegato il politologo francese Gilles Kepel, l'operazione contro la nave iraniana è stata programmata nei giorni precedenti alla visita con un obiettivo preciso: dimostrare a Donald Trump, che aveva più volte mostrato scetticismo verso gli aiuti all'Ucraina, che Kiev non rappresenta solo un problema da risolvere, ma può essere un alleato efficace anche contro l'Iran, uno dei principali avversari degli Stati Uniti.
L’asse dello sconvolgimento e le nuove convergenze
Questo intreccio di conflitti trova la sua cornice in quella che gli analisti geopolitici Richard Fontaine e Andrea Kendall-Taylor hanno definito l’"asse dello sconvolgimento" (Axis of Upheaval), una convergenza strategica tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord che, senza costituire un'alleanza formale, ha intensificato la cooperazione economica, militare e diplomatica per sfidare l'ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti.
La cooperazione tra i membri di questo asse è cresciuta in modo esponenziale dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022, con la Cina che è diventata il principale partner commerciale della Russia e l'Iran che ha fornito a Mosca droni e munizioni.
Anche se esistono diffidenze e interessi divergenti, come dimostra il fatto che Mosca non sia intervenuta per salvare l'Iran dai bombardamenti americani e israeliani, la convergenza di intenti è innegabile: indebolire l'influenza occidentale, resistere alle sanzioni e, nel caso specifico, utilizzare il Mar Caspio come un hub logistico per sostenere lo sforzo bellico su più fronti.
L'attacco ucraino ha mostrato che anche gli avversari di questa alleanza hanno imparato a colpire nel cuore delle sue rotte di rifornimento, rendendo il confine tra i due conflitti sempre più sottile e trasformando il Caspio da un lago chiuso e protetto in un teatro di un confronto globale.
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