L’attacco ucraino nel Mar Caspio e il nuovo nodo che intreccia le guerre di Iran e Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Erano anni che i loro servizi segreti si scambiavano informazioni sottobanco e che i rispettivi governi giocavano una partita di influenza sullo scacchiere euroasiatico, eppure il faccia a faccia tra Benjamin Netanyahu e Volodymyr Zelensky a Washington, in occasione dei funerali del senatore Lindsey Graham, è valso più di mille parole per fotografare una saldatura ormai evidente: le due grandi guerre di questi anni Venti, quella in Ucraina e quella che vede Stati Uniti e Israele contrapposti all'Iran, non sono più due conflitti separati, ma si intrecciano in un nodo che rischia di allargare

Il fronte dello scontro ben oltre i confini regionali. Il momento chiave di questa convergenza, che ha messo in allarme le cancellerie di mezzo mondo, è stato l'attacco ucraino nel Mar Caspio del 25 luglio, quando un drone a lungo raggio di Kiev ha colpito la nave mercantile iraniana "Anna" ancorata alla foce del Volga, provocando la morte di un marinaio e il ferimento di un altro membro dell'equipaggio.

Il Mar Caspio, nuova frontiera della guerra profonda ucraina

L'operazione, annunciata dallo stesso Zelensky come un successo delle "sanzioni a lungo raggio", ha rappresentato un salto di qualità nella strategia ucraina, perché per la prima volta il conflitto si è spostato in un bacino che Mosca e Teheran consideravano una retrovia sicura. Secondo la versione ucraina, l'imbarcazione sarebbe stata impiegata per il trasferimento di carichi militari tra la Russia meridionale e l'Iran, una rotta logistica che si sta rivelando sempre più vitale per il Cremlino.

Ma la ricostruzione di Teheran è opposta: il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l'incaricato d'affari ucraino parlando di un "atto di aggressione" e di una "palese violazione della Carta delle Nazioni Unite", mentre il ministro Abbas Araghchi ha minacciato che l'episodio "non resterà senza risposta".

Non è un caso che l'attacco sia arrivato poche ore dopo le dichiarazioni di Zelensky sulla condivisione di dati satellitari russi con l'Iran per colpire le basi statunitensi nel Golfo. Kiev ha giocato d'anticipo, cercando di legare i due fronti per dimostrare a Washington che la Russia non è solo un nemico dell'Ucraina, ma un attore globale che sostiene attivamente gli avversari degli Stati Uniti.

Come ha osservato l'analista Francesco Dall'Aglio, si tratta di una mossa calcolata per accreditare Kiev come alleato utile anche nella crisi mediorientale, nella speranza che Trump, in cambio, sblocchi nuovi invii di armi e sostegno finanziario.

L'asse dello sconvolgimento: Mosca, Pechino e Teheran sempre più stretti

La stretta di mano tra Zelensky e Netanyahu è la fotografia di un'intesa tattica, ma dall'altra parte del tavolo si muove un fronte altrettanto compatto. Il raid nel Caspio ha infatti innescato un meccanismo di reazioni a catena che ha visto Iran, Russia e Cina rinsaldare la loro collaborazione: Mosca ha definito l'attacco "molto pericoloso" e ha accusato Kiev di voler allargare la guerra, mentre Pechino ha ribadito il suo sostegno a Teheran in occasione di un incontro tra i ministri degli Esteri in Kirghizistan.

La nave colpita, in fondo, è solo l'ultimo tassello di un'intesa che dal 2022 lega l'Iran alla Russia: i droni Shahed e altro materiale bellico hanno viaggiato in abbondanza verso Mosca, mentre in cambio Teheran ha ricevuto tecnologia per migliorare i propri missili e droni a lungo raggio, con sistemi di guida russi che ne hanno aumentato la precisione.

E non è finita: secondo le ultime rivelazioni ucraine, la Russia avrebbe fornito all'Iran dati dei propri satelliti per colpire le basi statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait, un'assistenza che di fatto estende il conflitto a tutto il Golfo.

Questa interdipendenza strategica è ormai il tratto distintivo del nuovo ordine mondiale, dove la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente non sono più compartimenti stagni.

Come sottolinea un'analisi del Center for Strategic and International Studies, la partnership tra Mosca e Teheran è diventata una vera e propria "interdipendenza strategica" che abbraccia produzione industriale, coordinamento diplomatico e integrazione logistica, tanto che la rotta del Mar Caspio - integrata nel più ampio Corridoio Internazionale Nord-Sud - è ormai un'arteria fondamentale per aggirare le sanzioni occidentali.

La Russia, per anni accusata di alimentare il conflitto con i droni iraniani, ora sembra pagare la stessa moneta, fornendo a Teheran l'intelligence per colpire gli americani, un'equazione che rischia di far esplodere la crisi in una regione già infiammata.

Trump e la difficile partita per separare i conflitti

In questo scenario, l'obiettivo che Donald Trump si è posto nei due incontri a porte chiuse con Zelensky e Netanyahu a Washington, martedì, era proprio quello di evitare una pericolosa saldatura dei due fronti.

Il presidente americano, che nelle scorse ore ha anche negato con cautela le accuse ucraine sul sostegno satellitare russo all'Iran, si trova a dover gestire una partita complessa: da un lato, frenare l'espansione delle ostilità per non essere trascinato in una guerra regionale più ampia mentre i raid sull'Iran rallentano per l'esaurimento delle scorte di missili; dall'altro, non può permettersi di perdere il controllo di una crisi in cui i suoi alleati, Israele e Ucraina, stanno giocando le loro carte con iniziative autonome.

La diplomazia di facciata di Washington, che si è tradotta anche in un incontro teso tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a Manila, ha mostrato tutti i suoi limiti: i russi negano ogni coinvolgimento a sostegno dell'Iran, ma al contempo rinfacciano agli americani la loro assistenza diretta a Kiev, compresa la condivisione di intelligence per colpire obiettivi in territorio russo.

La sfida per Trump è dunque quella di disinnescare un meccanismo perverso in cui ogni azione su un fronte alimenta la reazione sull'altro, ma l'attacco ucraino nel Caspio ha dimostrato che i confini tra i conflitti sono ormai labili e che Kiev, con il sostegno indiretto di Israele, è pronta a giocare d'anticipo per mantenere alta l'attenzione degli Stati Uniti.

Lo stesso portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha evocato un paragone sinistro, definendo il comportamento di Zelensky simile a quello "degli anarchici prima della Prima guerra mondiale", un'azione ostentata le cui conseguenze potrebbero rivelarsi "imprevedibili" per tutta l'Europa.

La Cina osserva e riarma l'Iran mentre il fronte si allarga

Il ruolo di Pechino, in questo quadro, è tutt'altro che marginale. Mentre l'attenzione era concentrata sul Mar Caspio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato l'omologo iraniano Abbas Araghchi in Kirghizistan, ribadendo il sostegno di Pechino alla "sovranità, sicurezza e dignità nazionale" di Teheran.

La Cina, che fornisce all'Iran microchip e sistemi di navigazione BeiDou per i missili dopo l'abbandono del GPS americano, sta di fatto contribuendo a riarmare la Repubblica Islamica, inserendosi in un asse che comprende Russia e Corea del Nord e che ha un unico obiettivo: non fermare i combattimenti.

E se la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb da parte degli Houthi, alleati dell'Iran, aggrava la tensione sulle rotte commerciali, il messaggio che arriva da Teheran è chiaro: ogni attacco alle sue navi sarà considerato un attacco all'asse e avrà una risposta che non si limiterà ai confini ucraini. La saldatura dei due conflitti, insomma, è ormai una realtà, e l'incidente nel Mar Caspio ne è stato il catalizzatore, spingendo l'equilibrio mondiale su un crinale sempre più sottile.

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