Trescore, il 13enne che ha accoltellato la professoressa: cosa risponde la legge
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Redazione Interno
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Non ha ancora compiuto quattordici anni, quel ragazzino che mercoledì mattina, a Trescore Balneario, ha estratto un coltello dallo zaino e ha ferito la sua insegnante di francese a pochi minuti dal suono della campanella. Si trova ora in una comunità protetta, un collocamento avvenuto con il consenso dei genitori, in attesa che la Procura dei Minori di Brescia, unico organo abilitato a muoversi su questo fronte, valuti i passi successivi. Il dato centrale, quello che orienta l’intera vicenda sul piano giudiziario, è proprio l’età: sotto la soglia dei quattordici anni, il ragazzo non è imputabile. Questo non significa, come è stato chiarito, che non possano esserci conseguenze; significa piuttosto che il percorso, sia esso penale o civile, potrà essere intrapreso solo su iniziativa della magistratura minorile.
L’arma della perizia e la misura di sicurezza
Se i magistrati riterranno di procedere, potranno chiedere al giudice per le indagini preliminari l’applicazione di una misura di sicurezza. Due le ipotesi principali sul tavolo: il riformatorio giudiziario, una struttura chiusa, o la libertà vigilata, che prevede un controllo più flessibile ma costante. Entrambe, però, sono subordinate a un passaggio tecnico cruciale. Una perizia dovrà accertare, nelle intenzioni del giudice, se il ragazzo sia effettivamente da considerare socialmente pericoloso; solo in quel caso, e in presenza di un fatto grave come quello che si è consumato tra i banchi di scuola, la misura potrà essere disposta.
La rabbia dei docenti e il racconto di un clima teso
Nel mondo della scuola il sentimento prevalente, a poche ore dall’accoltellamento, è una rabbia sorda, mescolata a rassegnazione e a un senso di impotenza che gli insegnanti stessi hanno faticato a nascondere. I raccolti che emergono dai corridoi parlano di un ragazzo descritto come “fuori controllo”, di un ambiente in cui, a detta di molti, “si è perso il senso del limite”. È proprio in questo contesto – tra il caos degli zaini da sistemare e l’ultimo ripasso prima della campanella – che si è materializzata l’aggressione, accaduta quando mancavano meno di quindici minuti alla fine delle lezioni.
Il video in diretta e il “manifesto” dell’aggressore
Un dettaglio emerso nelle ore successive ha cambiato la prospettiva con cui viene osservata la dinamica. Il ragazzo, secondo quanto ricostruito, ha ripreso l’intera aggressione con il proprio smartphone, trasmettendola in diretta sui social. Non solo. È stato rintracciato anche quello che è stato definito un “manifesto” – un testo, presumibilmente scritto prima del gesto – in cui lo studente giustificava l’intenzione di uccidere la docente. “Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così”, si legge in quel documento, “una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima”.
Parole che, agli inquirenti, serviranno ora per valutare non solo il gesto in sé, ma anche il contesto psichico e relazionale in cui è maturato.




