Trescore Balneario, il ragazzo di terza media con la maglietta “Vendetta” accoltella la professoressa di francese all’ingresso della classe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È successo poco prima delle otto del mattino, quando i corridoi dell’istituto comprensivo di via Damiano Chiesa, a Trescore Balneario, erano ancora semivuoti e nell’aria pesava quell’attesa silenziosa che precede il suono della campanella. Lì, proprio all’ingresso della classe 3°A, Chiara Mocchi, 57 anni, insegnante di francese, è stata raggiunta da uno dei suoi studenti, un ragazzino di tredici anni, che l’ha colpita con un coltello alla gola e all’addome. Un’aggressione consumata in pochi secondi, davanti agli occhi di tre compagni che ora sono seguiti dagli psicologi, e che ha lasciato la professoressa in condizioni gravissime, tanto da rendere necessario il trasporto d’urgenza in elicottero all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

A bloccarlo, subito dopo l’accoltellamento, non sono stati i carabinieri arrivati in seguito, ma un altro insegnante insieme a due collaboratori scolastici che sono riusciti a immobilizzarlo. Quando le forze dell’ordine lo hanno preso in consegna, hanno trovato addosso al tredicenne non solo l’arma del delitto, ma anche una pistola scacciacani; indossava un pantalone mimetico e una maglietta con una scritta chiara, che lasciava intendere la natura premeditata del gesto: “Vendetta”.

Le indagini e la posizione del tredicenne

Sulla vicenda indagano i carabinieri di Bergamo, mentre la competenza territoriale per il minore è passata alla Procura dei minori di Brescia. Dalle prime ricostruzioni si esclude un movente terroristico, così come il coinvolgimento di altre persone; gli investigatori parlano di un gesto isolato, sebbene ancora avvolto nel mistero circa le motivazioni profonde che hanno spinto il ragazzo a presentarsi a scuola con quell’abbigliamento e con un’arma. Un dettaglio, questo, che inevitabilmente aggrava il quadro, perché trasforma l’aggressione in un agguato preparato. Va ricordato, inoltre, che il giovane autore, non avendo ancora compiuto quattordici anni, non è imputabile secondo il nostro ordinamento, il che significa che non potrà essere processato; al massimo, qualora venisse giudicato socialmente pericoloso, potrebbe essere destinatario di misure di sicurezza come la libertà vigilata o il collocamento in comunità.

La reazione del ministro Valditara

La notizia ha fatto presto il giro del Paese, arrivando fino a Parigi dove si trovava Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, per partecipare all’evento di lancio del Report GEM 2026 dell’Unesco. Da lì, il ministro ha commentato l’accaduto definendolo “un fatto di una gravità sconvolgente”, esprimendo vicinanza alla docente e alla sua famiglia, ma utilizzando subito il caso per rilanciare la necessità di approvare in via definitiva le norme già predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile. “Questo fatto – ha dichiarato Valditara – dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani”. Nelle sue dichiarazioni, ha sottolineato come queste misure debbano accompagnarsi a quelle già avviate sulla condotta, l’educazione al rispetto e il potenziamento dell’assistenza psicologica nelle scuole.

La situazione clinica della professoressa

Chiara Mocchi, insegnante di lingua straniera di lungo corso, è stata operata d’urgenza nel nosocomio bergamasco. Dopo l’intervento chirurgico, le voci iniziali che parlavano di pericolo di vita sono state fortunatamente ridimensionate. Stando a quanto riferito da fonti ospedaliere e dallo stesso ministro, che ha telefonato personalmente per informarsi, la docente non sarebbe più in pericolo di vita, sebbene le sue condizioni rimangano serie e richiedano un periodo di osservazione e convalescenza.

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