Jannik Sinner vince a Vienna e racconta: “Shanghai mi ha insegnato molto”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Con una rimonta di carattere, Jannik Sinner si è aggiudicato il prestigioso torneo ATP 500 di Vienna, superando in una finale avvincente il tedesco Alexander Zverev. L’incontro, durato due ore e ventotto minuti, ha visto l’italiano cadere in svantaggio nel set iniziale, per poi ribaltare le sorti della sfida con il punteggio di 3-6, 6-3, 7-5. Questo successo, il quarto della stagione e il ventiduesimo in carriera, consolida la sua posizione al vertice del ranking mondiale, confermando una forma straordinaria che, nonostante alcuni acciacchi fisici emersi durante la contesa, non ha intaccato la sua determinazione.

La sofferenza fisica e la reazione

Nel corso del terzo set, Sinner ha accusato dei fastidi alla coscia sinistra, un intoppo che ha reso ancor più preziosa la vittoria. “Non è stata una finale semplice”, ha ammesso il tennista, sottolineando come, dopo aver sprecato alcune chance nel primo parziale, sia riuscito a mantenere la concentrazione necessaria per imporre il suo tennis nei momenti decisivi. Quel dolore, gestito con intelligenza, non ha fiaccato la sua volontà, dimostrando una maturità atletica che va al di là dei suoi anni.

La lezione di Shanghai e lo slice

Riflettendo sul percorso recente, Jannik Sinner ha fatto riferimento all’esperienza di Shanghai, definendola un insegnamento fondamentale. “Quella esperienza mi ha fatto capire che non era una questione di intensità”, ha spiegato, lasciando intendere come sia stata piuttosto una presa di coscienza tattica. In quest’ottica, ha anticipato che lo slice, quel colpo tagliato che richiede sensibilità e precisione, diventerà un’arma sempre più importante nel suo repertorio, un tassello da affinare per elevare ulteriormente il livello del suo gioco.

Il colpo da manuale e la continuità

Tra le azioni più spettacolari della finale si è distinta una palla corta, eseguita da Sinner all’inizio del secondo set, che ha sorpreso Zverev per la sua perfezione tecnica. Un tocco così magistrale, che i più hanno definito “telecomandato”, è l’emblema di un talento in continua evoluzione. Questa vittoria, la seconda in una finale contro lo stesso avversario nel corso dell’anno, dopo quella degli Australian Open, delinea un atleta ormai capace di trovare soluzioni vincenti anche quando le condizioni fisiche non sono ottimali, segnando un altro passo importante nella sua crescita.

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