L’amministrazione Trump cancella i crediti per lo Start

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’onda lunga della deregolamentazione voluta dal presidente Donald Trump, che è tornato alla guida della Casa Bianca con un programma chiaramente incentrato sulla riduzione del peso normativo per l’industria, ha investito in queste ore uno dei pilastri della politica ambientale statunitense. L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (Epa), guidata da Lee Zeldin, ha ufficialmente abolito il cosiddetto “endangerment finding”, ossia la determinazione del 2009 – risalente all’era Obama – che classificava le emissioni di gas serra come una minaccia per la salute pubblica e per il benessere collettivo. Quella constatazione, com’è facile intuire, rappresentava il presupposto legale indispensabile che consentiva all’agenzia federale di regolamentare le emissioni inquinanti delle automobili e di altri settori produttivi; senza di essa, l’intero impianto normativo costruito nell’ultimo decennio e mezzo viene meno -3-5.

In parallelo a questa mossa, che di fatto ridefinisce i confini dell’intervento federale in materia climatica, l’amministrazione ha annunciato un provvedimento dal sapore più immediato e popolare, almeno nelle intenzioni della Casa Bianca. Si tratta dell’eliminazione dei crediti normativi “off-cycle” che le case automobilistiche ottenevano installando di serie sui veicoli il sistema Start&Stop, quel meccanismo – spesso descritto come fastidioso dagli automobilisti – che spegne il motore durante le soste prolungate, come ai semafori, per poi riaccenderlo non appena si rilascia il freno. Zeldin, in una nota ufficiale diffusa dall’Epa, non ha usato mezzi termini, definendo la tecnologia “quasi universalmente odiata” e paragonando i crediti finora concessi a dei semplici “trofei di partecipazione alla lotta al cambiamento climatico”, premi che costringevano i consumatori a sopportare una funzionalità sgradita senza che vi fosse, a suo dire, un reale e misurabile beneficio per l’ambiente in termini di riduzione dell’inquinamento -1-6. Con la scomparsa di questi incentivi, le case automobilistiche, che devono rispondere a logiche di mercato, potrebbero progressivamente abbandonare l’installazione di serie del dispositivo, restituendo così agli acquirenti la libertà di scegliere veicoli privi di quella che l’amministrazione considera una delle maggiori seccature dell’auto moderna.

La revisione dell’Endangerment Finding e le sue conseguenze industriali

La decisione di rimuovere il fondamento giuridico rappresenta un passaggio ben più complesso e denso di implicazioni future rispetto alla sola eliminazione del credito per lo Start&Stop, che ne è una diretta conseguenza tecnica. L’endangerment finding, com’è stato ricordato da più parti, non era solo una dichiarazione d’intenti, ma la chiave di volta che permetteva all’Epa di agire concretamente per limitare l’anidride carbonica e gli altri gas climalteranti prodotti dai veicoli a motore. La sua cancellazione, annunciata dal presidente Trump in persona nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, è stata accompagnata da dichiarazioni nette: l’inquilino della Casa Bianca ha bollato la policy dell’era Obama come “disastrosa”, sostenendo che abbia danneggiato l’industria automobilistica e compresso il potere d’acquisto delle famiglie americane, costrette ad acquistare vetture più costose a causa degli adeguamenti tecnologici richiesti dalle norme anti-inquinamento -4-9.

L’atto formale firmato da Zeldin, che parla di “più grande azione di deregolamentazione nella storia degli Stati Uniti”, non si limita a cancellare gli standard emissivi federali per i modelli dal 2012 al 2027 e oltre, ma azzera anche i programmi di conformità, le disposizioni di rendicontazione e, appunto, il sistema dei crediti. Secondo le stime fornite dalla stessa agenzia, l’operazione dovrebbe tradursi in un risparmio di circa 1.3 trilioni di dollari per i contribuenti e i consumatori, cifra che l’amministrazione Trump stima potrà abbassare il prezzo medio d’acquisto di un’auto nuova di oltre duemilaquattrocento dollari -1-3. Un’argomentazione, questa, che punta dritta al portafoglio degli elettori e che intende rilanciare la centralità del motore endotermico tradizionale, ridimensionando quella spinta, considerata eccessiva e ideologica, verso la mobilità elettrica che aveva caratterizzato le precedenti gestioni.

Le reazioni del settore automobilistico e i contenziosi annunciati

Se da un lato l’Epa esalta il ritorno alla “scelta del consumatore” e il superamento di quelli che vengono definiti “obblighi illegali” verso i veicoli elettrici, dall’altro lato il mondo delle grandi case automobilistiche si è mosso con cautela, pur accogliendo con favore l’alleggerimento del carico normativo. Colossi come Ford e Stellantis, attraverso brevi dichiarazioni riportate dalle agenzie, hanno espresso apprezzamento per il tentativo dell’amministrazione di riequilibrare il rapporto tra gli standard emissivi e la domanda reale del mercato, un mercato che attualmente mostra ancora una forte resistenza verso l’elettrico puro -6-10. L’Alleanza per l’Innovazione Automobilistica, che rappresenta numerosi produttori, ha parlato di standard “estremamente difficili da raggiungere” nel contesto attuale, lasciando intendere che un sollievo normativo fosse atteso da tempo. Tuttavia, è bene sottolineare che la rimozione dei crediti non vieta la tecnologia Start&Stop, ma ne rimuove semplicemente la leva economica che ne spingeva l’adozione: sarà il mercato, ora, a decidere se e quanto mantenerla.

Tuttavia, la strada tracciata da Trump e Zeldin si preannuncia irta di ostacoli legali. L’abolizione dell’endangerment finding, com’era prevedibile, ha immediatamente scatenato la reazione di numerose organizzazioni ambientaliste e di alcuni stati democratici, pronti a portare il caso davanti ai giudici federali. L’American Lung Association, il Sierra Club e il Natural Resources Defense Council hanno già fatto sapere che ricorreranno contro quella che definiscono una decisione “sconsiderata e pericolosa per la salute pubblica” -2. Il nodo cruciale del contendere, che probabilmente richiederà l’intervento della Corte Suprema, riguarda l’interpretazione del Clean Air Act e se l’Epa abbia effettivamente l’autorità di ignorare le evidenze scientifiche consolidate – e riconosciute in passato dalla stessa Corte – che legano i gas serra al surriscaldamento globale. L’ex presidente Barack Obama ha rotto il silenzio per criticare aspramente la mossa del suo successore, sostenendo che senza queste protezioni la nazione sarà “meno sicura, meno sana e meno capace di combattere il cambiamento climatico”, un’osservazione che traccia il solco profondo tra due visioni radicalmente opposte del ruolo del governo federale nella regolazione dell’economia e nella tutela dell’ambiente -5-9.

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