Lecornu alla ricerca della fiducia, tra stop ai festivi e aperture a Le Pen
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Redazione Esteri
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Il nuovo primo ministro francese, Sébastien Lecornu, si trova a navigare in acque particolarmente agitate, costretto a destreggiarsi tra le pressioni dell'Unione europea per il rientro del deficit e la necessità, non più procrastinabile, di costruire una maggioranza parlamentare che sostenga la sua legge di bilancio. «Quelli che dicono che il Fondo monetario internazionale è alle porte mentono, al pari di chi sostiene che la situazione possa rimanere com'è», ha dichiarato Lecornu, il quale, però, deve fare i conti con il severo monito lanciato dall'agenzia di rating Fitch, che ha declassato il debito sovrano francese da «AA-» ad «A+» citando l'instabilità politica endemica e l'incapacità di varare una manovra finanziaria credibile.
In questo clima di forte tensione, l’Esagono assume le sembianze di un ring dove ogni attore politico si rimbalza le responsabilità di una crisi che sembra senza via d'uscita. Persino all'interno dello schieramento macronista, infatti, serpeggiano dubbi e perplessità sulla leadership di Lecornu; alcuni parlamentari eletti nel partito del presidente potrebbero addirittura ritirare il loro appoggio, minando alle basi la già fragile tenuta dell'esecutivo. Una frattura resa ancor più evidente dalla mozione di sfiducia firmata da 104 deputati, un segnale inequivocabile del malessere che attraversa l'emiciclo.
In una mossa interpretata da molti come un tentativo di sedare le proteste e accattivarsi la sinistra, Lecornu ha annunciato una significativa retromarcia: la rinuncia all'abolizione di due giorni festivi, un provvedimento altamente impopolare inserito nella manovra dal predecessore François Bayrou. La misura, parte di un pacchetto di tagli da 44 miliardi, aveva scatenato l'ira dei sindacati e dell'opposizione, trasformandosi nel simbolo di una politica accusata di essere punitiva. Questa apertura, tuttavia, non basta a placare gli animi e sembra essere solo un elemento di una strategia più ampia, che include anche un dialogo, seppur cautissimo, con i nazionalisti di Marine Le Pen, alla disperata ricerca di numeri utili in Parlamento




