Mercedes-AMG One, la hypercar dal cuore impazzito (ma omologato) arriva all’asta: 185 km e un verde che vale quanto una utilitaria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel ristretto ed esclusivo mercato delle hypercar, dove ogni costruttore porta in dote la propria interpretazione dell’estremo, la Mercedes-AMG One ha scelto una strada diversa da tutte le altre, ovvero prendere un motore di Formula 1 e convincerlo a “comportarsi bene” su strada. Non è stata un’impresa semplice, e i tempi di sviluppo allungati oltre ogni previsione ne sono la prova più eloquente. Il cuore pulsante della One – lo stesso propulsore ibrido derivato dalla W07, la monoposto con cui Hamilton e Rosberg si sono divisi il mondiale 2016 – è un V6 turbo da 1,6 litri che, assistito da ben quattro motori elettrici, sprigiona una potenza complessiva di 1.063 CV. Una bestia di 352 km/h che scatta da 0 a 100 in 2,9 secondi, ma che soprattutto regala al suo proprietario la sensazione (e la manutenzione) di avere un garage a pochi metri dal box dei “silver arrows”.

Interventi in sala macchine: quando l’ingegneria sfida la burocrazia

Per gli appassionati, la vera notizia non è tanto la scheda tecnica, quanto l’aver domato un mostro del genere per renderlo omologabile. Parliamo di un motore che in pista, sulla W07, aveva bisogno di essere letteralmente “acceso” da un plotone di meccanici con computer portatili e riscaldatori esterni. Sulla One, invece, si avvia con una semplice chiave, rispetta le normative anti-inquinamento e riesce persino a garantire una percorrenza in modalità elettrica (anche se limitata a una manciata di chilometri). Non male per un propulsore che gira a oltre 11.000 giri e che, durante lo sviluppo, ha dato più di un mal di testa agli ingegneri di Affalterbach. La vettura sfoggia tecnologie direttamente ereditare dalle corse, come l’aerodinamica attiva con sistema DRS – quel dispositivo che in F1 apre l’ala posteriore per ridurre la resistenza all’aria – e un telaio in fibra di carbonio che farebbe impallidire qualsiasi hypercar della concorrenza. Un simile concentrato di tecnologia ha già dimostrato il suo valore sul campo, strappando il record sul giro al Nürburgring per auto di produzione, con un crono che ha lasciato sul posto molte rivali.

L’esemplare verde: un pezzo unico con i kilometri contati

Ad aumentare il fascino (e il prezzo) di questa specifica vettura, portata all’asta da RM Sotheby’s, non è solo la meccanica. L’esemplare del 2024, uno dei soli 275 mai costruiti, indossa una livrea verde su campione chiamata “Reingrün”. Una tinta che, da sola, ha fatto lievitare il conto di 27.500 euro, una cifra che basterebbe per acquistare un’auto compatta di tutto rispetto. Per gli amanti delle specifiche minute, si tratta di una nuance che si discosta volutamente dalle classiche livree “Frecce d’Argento” per donare all’auto un’aria quasi british, pur mantenendo un legame con i dettagli fluo dei bolidi moderni.

Gli interni non sono da meno: pelle Nappa grigia magma e cuciture digitali verdi che richiamano il colore esterno, un equilibrio stilistico che evita la timidezza cromatica. La vera ciliegina sulla torta, però, rimane il chilometraggio. Con soli 185 km sul cruscotto, la One è di fatto nuova, parcheggiata in un box climatizzato per la maggior parte della sua vita. Un recente tagliando ufficiale nel febbraio 2026 – dal costo di oltre 37.000 euro, a dimostrazione che il prezzo d’ingresso è solo l’inizio – ha anche esteso la garanzia fino al 2028, un dettaglio non da poco per chi volesse effettivamente guidarla senza patemi.

Conti in tasca: l’investimento (quasi) sicuro delle tre millioni di euro

La casa d’aste ha fissato una stima per questa vettura: tra 2,65 e 3 milioni di euro. Un range che la posiziona nella fascia altissima del collezionismo moderno, dove però i 275 esemplari garantiscono una rarità che le Ex-Lamborghini o le semplici Ferrari difficilmente possono eguagliare. L’asticella è alta, certo, ma considerando che la produzione è terminata e che l’ammiraglia tedesca ha ormai chiuso i battenti su questo capitolo ingegneristico, è probabile che il valore di mercato destinato a mantenersi stabile o addirittura a salire per i prossimi anni. Chi la acquista non porta a casa solo una macchina veloce, ma un pezzo di storia della Formula 1, un tentativo riuscito di trasferire quel brutale senso di potenza da pista sull’asfalto cittadino. Chissà se il nuovo proprietario deciderà di lasciarla in salotto o di portarla in pista per spremere fino all’ultimo cavallo. Considerato l’investimento e la rarità, le probabilità che finisca su strada per fare la spesa sono poche. Ed è un peccato, perché una tecnologia simile meriterebbe forse un po’ più di polvere, e un po’ meno bolla da collezione.

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