Francia sott’acqua dopo 36 giorni di pioggia, è record dal 1959: allerta rossa in tre dipartimenti
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Redazione Esteri
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La Francia continua a fare i conti con una fase meteorologica senza precedenti nella storia delle rilevazioni moderne, un lungo ininterrotto stillicidio che da trentasei giorni consecutivi tiene il paese in una morsa d’acqua e fango. L’ente meteorologico nazionale, Météo-France, ha ufficializzato il dato aggiornando i propri archivi: dal 14 gennaio al 18 febbraio, e oltre, non si è registrata una sola giornata senza precipitazioni, un primato assoluto che riscrive i parametri climatici dell’esagono e supera il precedente record stabilito appena due anni fa, nel 2023. Le conseguenze di questo stillicidio, che ha saturato i terreni oltre ogni capacità di assorbimento trasformando ogni nuova goccia in una minaccia idraulica, sono sotto gli occhi di tutti: interi quartieri di Nantes sono finiti sott’acqua con la Loira che ha superato gli otto metri di altezza in alcuni tratti, mentre nel bacino della Sarthe, in piena vigilanza rossa, i livelli idrometrici hanno varcato le soglie di esondazione in diversi punti critici.
Il cuore dell’emergenza batte nel sud-ovest, dove le immagini aeree restituiscono un paesaggio apocalittico di terreni agricoli trasformati in laghi e abitazioni isolate dal fango. La Garonna, ingrossatasi a dismisura tra Agen e La Réole, ha costretto le prefetture a mantenere in vigore l’allerta rossa per tre dipartimenti — tra cui la Gironda e il Lot-et-Garonne — mentre altri diciotto restano in arancione -2. Il fiume, il cui corso è seguito metro per metro dagli idrologi, ha raggiunto livelli che non si vedevano da decenni, sommergendo strade comunali e campi coltivati in un’area dove l’economia agricola rappresenta una fetta significativa del tessuto produttivo locale. Non si contano i villaggi rimasti isolati, tagliati fuori dal resto della regione dall’acqua alta che ha reso impraticabili le arterie secondarie e persino alcune statali, e in molte abitazioni l’elettricità manca ormai da giorni a causa dei danni alle linee provocati dall’umidità pervasiva e dal vento -1.
Parallelamente alla tragedia delle pianure allagate, un’altra emergenza, meno visibile ma altrettanto insidiosa, si consuma sulle Alpi della Savoia dove la neve ha toccato i tre metri di altezza, un carico eccezionale che ha portato con sé un rischio valanghe elevatissimo. Le stesse perturbazioni atlantiche che hanno scaricato miliardi di metri cubi d’acqua sulle città ne hanno depositati altrettanti sotto forma di cristalli di ghiaccio sui rilievi, creando accumuli instabili e pericolosi che tengono in allerta gli esperti del settore e le squadre di soccorso alpine. Il contrasto tra i due scenari è emblematico della complessità di questo evento: mentre a ovest si lotta contro l’eccesso d’acqua liquida, a est si combatte una battaglia silenziosa contro la massa bianca che, al primo disgelo o al primo forte temporale, potrebbe trasformarsi in una valanga capace di spazzare via interi versanti.




