Tornelli a pagamento per andare al mare a Livorno, la protesta di Hallissey: «Accesso libero è un diritto»
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Redazione Interno
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Un nuovo episodio di cronaca balneare agita il litorale di Livorno, dove la presenza di tornelli all'ingresso di alcuni stabilimenti ha riacceso il dibattito sul libero accesso al mare. Il presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, Matteo Hallissey, ha documentato la vicenda con un video diventato virale, mostrando la richiesta di un ticket di 7,50 euro per adulti e 5 euro per bambini per attraversare la struttura e raggiungere la battigia.
Una pratica che, secondo il politico classe 2003, rappresenta un abuso illegittimo in quanto l'accesso al mare rientra tra i diritti fondamentali dei cittadini e la spiaggia è un bene pubblico.
Il blitz ai Bagni Pancaldi e la richiesta alle istituzioni
Nel mirino della protesta, che ha coinvolto anche il creator Ivan Grieco di Pulp Podcast, sono finiti in particolare i Bagni Pancaldi, uno storico stabilimento della città. Il gruppo ha esposto uno striscione con la scritta «Il mare è di tutti» e ha contestato l'obbligo di pagamento per chi desidera semplicemente fare un bagno o raggiungere gli scogli, senza usufruire di servizi come ombrelloni o lettini. Il confronto con il personale dello stabilimento, documentato sui social, si è fatto acceso, portando all'intervento delle forze dell'ordine.
Dopo la protesta, Hallissey ha rivolto un appello al sindaco di Livorno e al presidente della Regione Toscana affinché adottino un'ordinanza per rimuovere le barriere e garantire il transito gratuito, sull'esempio di quanto già accaduto in Sicilia dove, in casi simili, i tornelli erano stati fatti rimuovere.
Il quadro normativo e le concessioni scadute
La battaglia di Hallissey si inserisce in un contesto normativo ben preciso che, come ricorda spesso l'attivista, prevede il libero e gratuito accesso alla battigia. La legge, in particolare l'articolo 11 della legge n. 217 del 2011 e la legge n. 296 del 2006, stabilisce l'obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il transito per raggiungere il mare. Questa disposizione, però, entra spesso in conflitto con la prassi degli stabilimenti che, in assenza di controlli, tendono a considerare l'intero arenile come una proprietà privata.
A rendere più complessa la situazione si aggiunge la vicenda delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative, oggetto di continui rinvii e proroghe da parte del legislatore nazionale, in contrasto con la direttiva europea Bolkestein che imporrebbe gare pubbliche trasparenti e la fine del rinnovo automatico.
La strategia social e le reazioni
Da tre estati, Hallissey utilizza i social network come strumento principale per documentare le irregolarità lungo le coste italiane, denunciando accessi negati, battigia occupata da lettini e ombrelloni e concessioni ormai scadute da anni. La sua attività, volta a fare informazione sui diritti dei cittadini, ha spesso suscitato reazioni contrastanti, arrivando a provocare episodi di intimidazione nei confronti del gruppo di attivisti, come denunciato recentemente in un'altra località.
Nonostante le polemiche e le tensioni, Hallissey ha rivendicato i primi risultati della protesta a Livorno, affermando che la Capitaneria di Porto avrebbe effettuato un sopralluogo nello stabilimento interessato, e ha rinnovato la richiesta alle istituzioni locali di intervenire per eliminare i tornelli e avviare le procedure per le gare pubbliche.
La vicenda di Livorno rappresenta l'ennesimo capitolo di una lunga querelle che oppone, da un lato, i movimenti per il libero accesso al mare e, dall'altro, i gestori degli stabilimenti balneari, che rivendicano il diritto di regolamentare l'accesso alle proprie strutture per garantire servizi e sicurezza. Al centro del contenzioso rimane la natura giuridica del demanio marittimo, la cui gestione privata, in assenza di aste pubbliche e con canoni demaniali considerati ormai irrisori, continua a essere al centro di aspre critiche da parte di associazioni di consumatori e ambientaliste.
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