L’agenzia delle Entrate si riorganizza, al via la cooperative compliance allargata alle Pmi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione di restyling dell’agenzia delle Entrate, già delineata nel piano di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028, entra nel vivo con un intervento che ridisegna la Divisione contribuenti, ovvero il nucleo nevralgico del rapporto quotidiano tra l’amministrazione finanziaria e i cittadini. La manovra, stando a quanto comunicato dall’ente nei giorni scorsi, non si limita a un mero riassetto burocratico, ma punta a istituzionalizzare un metodo di interlocuzione più strutturato e preventivo con il mondo produttivo, ampliando la platea di coloro che possono accedere a forme di dialogo continuativo e trasparente. Si tratta di un cambiamento di passo significativo, considerato che l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il contenzioso e favorire l’adempimento spontaneo, un concetto che fino a pochi anni fa faticava a trovare applicazione pratica al di fuori delle grandi realtà industriali.

Il cardine di questa evoluzione è rappresentato dall’estensione del regime della cooperative compliance, il cosiddetto adempimento collaborativo, che viene ora aperto in via sperimentale anche alle imprese di minori dimensioni. Con un provvedimento firmato il 3 febbraio scorso dal direttore Vincenzo Carbone, protocollo numero 42022, sono state infatti definite le linee guida e approvato il modello per l’adesione a un regime opzionale pensato per quei contribuenti che, pur non raggiungendo la soglia di fatturato prevista per l’accesso ordinario — fissata in via transitoria a 500 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027 — intendano comunque dotarsi volontariamente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale -1-2. La norma, che affonda le sue radici nell’articolo 7-bis del decreto legislativo numero 128 del 2015, introduce così un canale preferenziale per le Pmi che scelgono di adottare un tax control framework, seppur calibrato sulle loro specificità organizzative.

Il cuore della riforma e i benefici per chi aderisce

L’architettura del nuovo regime premiale, la cui operatività era stata già anticipata da un decreto del viceministro dell’Economia nel luglio del 2025, poggia su un principio di reciprocità: l’impresa che investe in trasparenza e in procedure interne di controllo ottiene in cambio una significativa riduzione del rischio sanzionatorio -4. Nello specifico, chi aderisce all’opzione e comunica preventivamente all’agenzia, tramite istanza di interpello, i potenziali rischi di natura fiscale legati alla propria operatività, beneficia della non applicabilità delle sanzioni amministrative e penali qualora quelle violazioni dovessero poi materializzarsi. La condizione, come chiarito nelle istruzioni che accompagnano il modello di adesione, è che il comportamento del contribuente risulti poi coerente con quanto rappresentato nell’interpello stesso e, dettaglio non secondario, che non emergano condotte fraudolente o simulatorie -7.

L’istruttoria per l’ingresso in questo circuito virtuoso è stata centralizzata per garantirne l’uniformità. La competenza esclusiva per la ricezione delle comunicazioni, che vanno inviate esclusivamente tramite posta elettronica certificata, è stata attribuita alla Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale, all’indirizzo dedicato [email protected] -2. Una volta ricevuta l’istanza e la sa documentazione richiesta — che include la mappa dei processi aziendali, la strategia fiscale approvata dagli organi di gestione e una certificazione rilasciata da professionisti abilitati, come avvocati o commercialisti iscritti all’albo da oltre cinque anni — l’ufficio competente avvia le verifiche e, entro centoventi giorni, comunica l’esito al richiedente -4-6. L’opzione, una volta accordata, ha una durata di due periodi d’imposta e si rinnova automaticamente per un successivo biennio, salvo una revoca espressa che il contribuente può comunque decidere di attivare.

Il contesto organizzativo e le sfide sul capitale umano

Questa riorganizzazione, che di fatto amplia le maglie dell’adempimento collaborativo, si inserisce in un quadro più ampio di rinnovamento dell’ente, che dovrà fare i conti anche con la necessità di potenziare il proprio organico per gestire il nuovo carico di lavoro e le complesse attività istruttorie. Dai documenti di programmazione emerge come, parallelamente all’apertura alle Pmi, si stia lavorando all’istituzione di una nuova direzione specialistica interamente dedicata alla cooperative compliance, una struttura che dovrebbe articolarsi su uffici dislocati tra Milano e Roma e che richiederà l’impiego di centinaia di funzionari specializzati -8. L’obiettivo, ambizioso, è quello di trasformare il rapporto con il fisco, allontanandolo dalla logica del controllo a posteriori per avvicinarlo a quella della prevenzione e del confronto continuo.

Non mancano, tuttavia, le criticità strutturali. Il piano integrato di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028 fotografa una realtà in cui l’ente sconta ancora un significativo deficit di personale, con migliaia di unità mancanti all’appello rispetto alla pianta organica, una carenza che viene solo parzialmente compensata dai piani di assunzione e dalla spinta sulla digitalizzazione dei processi -5. La sfida, per l’amministrazione finanziaria, sarà quella di coniugare la spinta verso un fisco più dialogante e la complessità tecnica richiesta dai nuovi istituti con le risorse umane e strumentali effettivamente disponibili. L’esito di questa partita, che si gioca sul filo della fiducia tra fisco e contribuente, dipenderà in larga misura dalla capacità dell’agenzia di rendere operativi questi nuovi strumenti senza tradire le aspettative di chi, scegliendo la strada della trasparenza, chiede in cambio risposte certe e tempestive.

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