Gli Stati Uniti propongono un cessate il fuoco in Ucraina entro Pasqua
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Redazione Esteri
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L’amministrazione statunitense ha avanzato una proposta che mira a raggiungere un cessate il fuoco in Ucraina entro la prossima Pasqua, secondo quanto riportato da fonti vicine ai negoziati. La proposta, che arriva in un momento di stallo militare e diplomatico, sembra però legata a una condizione che ha sollevato non poche polemiche: gli Stati Uniti chiederebbero all’Ucraina di concedere loro il 50% dei minerali di terre rare presenti nel sottosuolo del Paese, devastato da oltre due anni di guerra.
La richiesta, che non prevede un pagamento diretto ma sarebbe intesa come un modo per ripagare i pacchetti di aiuti militari e finanziari multimiliardari forniti da Washington dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, è stata resa nota dalla NBC e ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pur riconoscendo il sostegno fondamentale degli Stati Uniti, ha sottolineato che l’accordo proposto non include garanzie di sicurezza sufficienti per il suo Paese, lasciando aperte domande sulle reali intenzioni di Washington.
Intanto, in Russia, l’ombra di Aleksej Navalny continua a pesare sul panorama politico e sociale. A un anno dalla sua morte, avvenuta in circostanze ancora non del tutto chiarite nel carcere di massima sicurezza IK-3 in Siberia, migliaia di persone si sono radunate per rendergli omaggio. A Mosca, al cimitero Borisov, i sostenitori del dissidente hanno deposto fiori, ritratti e messaggi, molti dei quali recanti la parola “Mir” (pace), un termine diventato quasi un tabù nel contesto attuale. La polizia, pur monitorando attentamente la situazione, ha permesso l’accesso al cimitero, filmando ogni movimento in un clima di apparente tolleranza controllata.
L’eredità di Navalny, tuttavia, appare sempre più frammentata. L’opposizione russa, già divisa e litigiosa, sembra incapace di trovare un punto di riferimento unificante dopo la scomparsa del suo leader più carismatico. Analisti e osservatori internazionali concordano nel ritenere che, nonostante il coraggio dimostrato da molti attivisti, l’opposizione a Vladimir Putin rimane debole e poco incisiva, sia all’interno della Federazione russa che sul piano internazionale.
La madre di Navalny, in un’intervista rilasciata in occasione dell’anniversario della morte del figlio, ha ribadito con fermezza quello che molti sospettano ma che nessuno ha ancora dimostrato: «Tutto il mondo sa chi è il mandante del suo assassinio». Una dichiarazione che, sebbene non supportata da prove definitive, riflette il clima di sfiducia e repressione che continua a caratterizzare la Russia di Putin.




