Putin annuncia tregua di tre giorni in Ucraina, ma Zelensky chiede un cessate il fuoco immediato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vladimir Putin ha dichiarato una tregua di tre giorni, dall’8 al 10 maggio, rispondendo alle pressioni internazionali, tra cui quelle di Donald Trump, che però ha replicato chiedendo un cessate il fuoco "permanente". La mossa del Cremlino, tuttavia, è stata immediatamente bollata come "manipolazione" dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha insistito sulla necessità di una sospensione immediata delle ostilità, "totale e incondizionata, per almeno 30 giorni". Solo così, ha aggiunto, si potrebbero creare le condizioni per un negoziato credibile.

Zelensky, intervenuto in videocollegamento durante un vertice organizzato dalla Polonia, ha ribadito che la pace non può passare attraverso la cessione di territori. "Vogliamo che questa guerra finisca in modo giusto, senza regali a Putin, soprattutto terre", ha affermato, alludendo alle voci secondo cui Washington starebbe valutando il riconoscimento delle regioni occupate dalla Russia. Una prospettiva che Kiev respinge con fermezza, considerandola una legittimazione dell’aggressione militare.

Intanto, le tensioni si allargano oltre i confini ucraini. Dmitry Medvedev, ex presidente russo e ora vice del Consiglio di sicurezza, ha minacciato Svezia e Finlandia, ricordando che "sono bersagli anche nucleari". Un linguaggio che rientra nella strategia di intimidazione di Mosca, già dispiegata in altre occasioni, e che riflette la volontà di scoraggiare ulteriori allargamenti della Nato. Quanto all’Italia, Medvedev ha aggiunto che "non dovevamo fidarci", senza però specificare a cosa si riferisse.

L’annuncio della tregua, limitato a soli tre giorni, solleva interrogativi sulle reali intenzioni del Cremlino. Se da un lato potrebbe essere un tentativo di mostrare disponibilità al dialogo, dall’altro lascia spazio a sospetti di calcolo politico, magari per riorganizzare le forze o influenzare l’opinione pubblica internazionale. Intanto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunisce oggi per discutere della crisi, mentre Amnesty International lancia un allarme: "L’effetto Trump sta accelerando l’erosione dei diritti umani, mettendo a rischio miliardi di persone".

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