Droga e rapine nel tarantino: 21 arresti, in azione anche la Mobile di Avellino
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Redazione Interno
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La Polizia di Stato ha eseguito all'alba di martedì 22 settembre un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 21 persone ritenute presunte componenti di un sodalizio criminale di tipo mafioso con base operativa a Manduria, in provincia di Taranto. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia.
L'operazione ha coinvolto un dispositivo ampio, con la partecipazione delle Squadre Mobili di Avellino, Benevento, Brindisi, Lecce, Matera e Potenza, oltre agli equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine di Lecce e Bari e alle unità cinofile antiesplosivo e antidroga di Bari e Napoli.
Le accuse contestate
I reati contestati a vario titolo, oltre all'associazione di tipo mafioso prevista dall'articolo 416 bis del codice penale, comprendono l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio, la detenzione illegale di armi da guerra con relativo munizionamento, il porto illegale di armi comuni da sparo con matricola abrasa, la ricettazione, il porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, l'estorsione e la rapina.
Per numerosi episodi viene contestata l'aggravante del metodo mafioso, ovvero l'aver agito avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e omertà derivanti dall'appartenenza al clan, nonché al fine di agevolarne l'attività. Diciassette degli indagati rispondono specificamente di associazione di tipo mafioso, mentre il numero complessivo delle persone coinvolte nell'inchiesta sale a 48.
Il presunto capo e la struttura del gruppo
Al vertice dell'organizzazione, secondo la ricostruzione investigativa, si troverebbe Vincenzo Stranieri, 66 anni, detto "Stellina", storico esponente della Sacra Corona Unita e figura di riferimento della criminalità manduriana, già detenuto per altra causa. L'ipotesi accusatoria gli attribuisce la direzione del sodalizio anche durante la detenzione in carcere, veicolando direttive all'esterno attraverso sodali e canali familiari.
Tra i destinatari delle misure figurano anche Anna Stranieri, figlia del presunto capo, e Vincenzo D'Amicis, nipote di quest'ultimo, già condannato per l'omicidio di Natale Nasser Bathjiari, avvenuto a Manduria nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2022. Nel provvedimento compare anche Pietro Tondo, al quale viene attribuito un ruolo di promotore.
Estorsioni alle case popolari e al 118
Le contestazioni relative al racket delle estorsioni delineano un quadro articolato. Secondo l'accusa, il gruppo avrebbe imposto il pagamento mensile di somme di denaro agli occupanti abusivi di un complesso residenziale di Manduria, le palazzine di via Padre Pio da Pietrelcina, minacciando violente aggressioni fisiche o il distacco delle utenze domestiche in caso di mancato pagamento.
Le condotte estorsive avrebbero interessato anche imprenditori locali, hotel, imprese edili e un'associazione che gestiva una postazione del servizio 118 ad Avetrana. I proventi del racket, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati destinati in parte al sostentamento degli affiliati detenuti e in parte all'approvvigionamento di sostanza stupefacente.
Il traffico di droga e le alleanze sul territorio
Sul fronte del narcotraffico, l'indagine avrebbe documentato le condotte illecite del gruppo criminale dal termine del 2021 ai primi mesi del 2023. Il sodalizio avrebbe controllato il mercato degli stupefacenti nella zona, stringendo alleanze con canali di approvvigionamento riconducibili ad altri gruppi criminali per rendere costante e pervasivo il controllo del territorio.
Le indagini hanno inoltre consentito di raccogliere ulteriori riscontri sulla dinamica dell'omicidio di Natale Nasser Baktiari, la cui vittima sarebbe stata inviata dal fratello, figura di rilievo in un canale di approvvigionamento di cocaina per conto del sodalizio manduriano, per riscuotere un credito derivante da una precedente cessione di droga.
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