Giro d’Italia 2026, la terza tappa da Plovdiv a Sofia: salita a Borovets poi discesa verso i velocisti
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Redazione Sport
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Il Giro d’Italia 2026, dopo quarantotto ore segnate da cadute, ritiri e quella tensione che spesso accompagna le prime frazioni di una grande corsa a tappe, prova a imbastire una giornata meno convulsa. La terza tappa, l’ultima del trittico bulgaro prima del trasferimento in Italia e del primo giorno di riposo, disegna un percorso che, almeno sulla carta, dovrebbe ricompattare le ambizioni di una maglia rosa ancora tutta da scrivere. Si parte da Plovdiv e, dopo 175 chilometri, si arriva a Sofia: la capitale bulgara fa da sfondo a una frazione che i tecnici descrivono come divisibile in due blocchi nettamente distinti.
Un profilo spezzato tra salita verso Borovets e discesa senza trappole
La prima parte di tappa, quella che allontana il plotone da Plovdiv, non presenta mai pendenze particolarmente aspre ma si sviluppa comunque in leggero e costante falsopiano ascendente. I corridori, e con loro le ammiraglie che già devono fare i conti con organici decimati, affronteranno una salita – moderata ma non banale – che culmina alla stazione sciistica di Borovets. È lì che idealmente finisce il primo capitolo della giornata. Poi, ecco il ribaltamento: la seconda parte è tutta in discesa, sempre leggermente verso il basso, fino all’ingresso nella periferia di Sofia. Quello che colpisce, e che gli addetti ai lavori hanno già sottolineato, è la natura delle strade. Anche nei tratti montani, le carreggiate restano larghe: un fattore, questo, che riduce il rischio di imbottigliamenti e facilita i rientri dalle eventuali fughe. Nell’ultimo settore di avvicinamento alla città, poi, si entra in una zona pianeggiante a scorrimento velocissimo. Insomma, il disegno della tappa sembra cucito su misura per chi ama i finali di gruppo.
Sofia chiama i velocisti, e il borsino dei favoriti si aggiorna
Senza Jonathan Yates, costretto al ritiro dopo le cadute che hanno scompigliato la classifica e messo a dura prova l’UAE Team Emirates, la corsa rosa si affida a dinamiche diverse. Al portellone di Sofia, sulla larghezza delle strade che invitano all’allungo, il pronostico si stringe attorno a pochi nomi. Jonathan Milan, che da tempo dimostra di saper leggere le volate anche su traguardi impervi, guida il borsino dei più attesi. Accanto a lui, Olav Kooij – e la sua progressione lineare sotto l’ombrello di una squadra ben oliata – rappresenta un’alternativa concreta. Non va dimenticato Paul Magnier, uno che negli arrivi rapidi sa infilarsi nelle traiettorie giuste quando il margine d’errore si riduce a pochi centimetri. Proprio l’assenza di grandi insidie altimetriche nell’ultima ora di corsa, unita a quel fondovia veloce che Sofia offre, trasforma la tappa in un’occasione d’oro per le seconde linee e per i treni lanciati a tutta velocità.
Tregua meteo e fuga già delineata: il gruppo gestisce il vantaggio
La giornata, dal punto di vista meteorologico, non presenterà ostacoli particolari. Cielo quasi totalmente soleggiato, qualche innocua nuvola a fare da cornice, temperatura intorno ai 23 gradi: condizioni ideali per chi deve gestire energie in vista delle tappe italiane. Intanto, già dalle battute iniziali, si è delineata la fuga di giornata. Tre i battistrada che hanno preso il largo: Diego Pablo Sevilla e Alessandro Tonelli, entrambi della squadra Polti VisitMalta, insieme a Manuel Tarozzi della Bardiani CSF. Il vantaggio sul plotone ha rapidamente superato i due minuti, un margine che appare consistente ma non ancora decisivo, considerata la lunghezza del trasferimento e la presenza di squadre interessate a una volata di gruppo. In casa UAE Team Emirates, dopo i contraccolpi fisici e organizzativi delle ultime ore, l’elvetico Jan Christen potrebbe ricoprire i gradi di capitano: una responsabilità non prevista alla vigilia, ma che il copione della corsa ha reso improvvisamente attuale.




