Giro d'Italia, Lavik sorprende Milano e beffa i velocisti
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Redazione Sport
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Il Giro d'Italia cambia copione a Milano e consegna la tappa a Fredrik Dversnes Lavik, protagonista di una fuga nata subito dopo il chilometro zero e diventata, con il passare dei chilometri, una sfida continua contro il gruppo dei velocisti. La frazione da Voghera a Milano, lunga 157 chilometri e pensata per una volata compatta sul traguardo di Corso Venezia, si è trasformata in uno dei finali più inattesi della corsa. Il norvegese della Uno-X Mobility ha preceduto Mirco Maestri e Martin Marcellusi nello sprint ristretto tra gli ultimi superstiti dell’attacco partito al mattino, mentre Mattia Bais ha chiuso quarto dopo aver condiviso tutta la giornata in avanscoperta.
Milano tornava protagonista del Giro d'Italia dopo cinque anni d’assenza e si preparava ad accogliere il classico finale dedicato ai treni dei velocisti. Le squadre, però, non sono riuscite a chiudere il margine accumulato dai fuggitivi e il gruppo si è ritrovato in ritardo nel momento decisivo. La corsa si è così trasformata in una lunga partita di calcoli e gestione delle energie, con i battistrada capaci di resistere fino agli ultimi metri nonostante l’aumento dell’andatura alle loro spalle. Sul rettilineo finale Lavik ha trovato il tempo giusto per lanciare la volata e completare il colpo davanti al pubblico milanese.
La fuga resiste fino a Corso Venezia
La tappa si è sviluppata su ritmi elevati fin dalle prime battute, ma il gruppo non è mai riuscito a ricucire completamente sul quartetto di testa formato da Lavik, Maestri, Marcellusi e Bais. Quella che sembrava una fuga destinata a essere riassorbita ben prima dell’arrivo ha continuato invece a mantenere margini sufficienti per alimentare la speranza dei battistrada. Nel finale il distacco si è assottigliato rapidamente, ma i velocisti hanno pagato qualche esitazione di troppo nell’organizzazione dell’inseguimento. Il risultato è stato un epilogo inatteso, con il gruppo costretto ad assistere da lontano alla volata decisiva tra i corridori all’attacco.
Un errore di valutazione simile si era già visto in altre tappe della corsa, quando i fuggitivi erano stati ripresi soltanto a poche centinaia di metri dal traguardo. A Milano, però, il ritardo accumulato non è stato colmato in tempo e la fuga è riuscita ad arrivare fino in fondo. Lavik ha sfruttato il lavoro costruito durante tutta la giornata e negli ultimi metri ha trovato lo spunto migliore per superare i compagni d’avventura. Alle sue spalle Mirco Maestri ha chiuso secondo davanti a Martin Marcellusi, mentre il gruppo dei velocisti è rimasto fuori dalla lotta per la vittoria della tappa.
Vingegaard resta in maglia Rosa dopo il finale a sorpresa
La giornata milanese non ha modificato gli equilibri della classifica generale, con Jonas Vingegaard che ha conservato la maglia Rosa al termine di una tappa nervosa e veloce. L’attenzione, però, si è concentrata soprattutto sul finale di Corso Venezia e sulla capacità della fuga di resistere fino all’arrivo. Milano si aspettava una passerella per gli sprinter e si è ritrovata invece davanti a una delle frazioni più imprevedibili di questo Giro d'Italia 2026, segnata da strategie sbagliate, continui cambi di ritmo e dalla resistenza dei quattro attaccanti.
Per Lavik il successo rappresenta il momento più importante di una giornata costruita interamente all’attacco, mentre il pubblico milanese ha assistito a una conclusione diversa rispetto alle previsioni della vigilia. La tappa destinata alla velocità si è trasformata in una corsa di nervi e gestione delle energie, con il gruppo incapace di annullare il vantaggio accumulato dalla fuga. Sul traguardo di Milano il norvegese ha così firmato la sorpresa più grande della giornata, conquistando una vittoria inattesa davanti ai velocisti rimasti senza spazio nel finale.




