Il nodo Iran ai Mondiali: Infantino garantisce la presenza, Trump ora dà il via libera
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Redazione Sport
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Un’estate di calcio che si preannunciava già infuocata sul piano agonistico, con il via alla Coppa del Mondo fissato tra poco più di un mese, vede emergere una vicenda – quella legata alla partecipazione dell’Iran – che sembrava destinata a risolversi con un’esclusione last minute o, al contrario, con un clamoroso ripescaggio dell’Italia. E invece, la doccia fredda per chi sperava in un ritorno degli Azzurri arriva direttamente dalla voce del numero uno del calcio mondiale: Gianni Infantino, nel suo discorso di apertura al Congresso Fifa di Vancouver, ha infatti chiuso ogni spiraglio, assicurando che la rappresentativa mediorientale sarà regolarmente al via e, particolare tutt’altro che secondario visto il clima di tensione geopolitica, giocherà le sue partite proprio sul suolo statunitense.
La scelta simbolica di “Minab 168” tra diplomazia sportiva e memoria storica
Se la presenza della nazionale persiana è stata ufficializzata da Infantino, che ha parlato della “straordinaria capacità del calcio di costruire ponti”, a sollevare più di un sopracciglio tra gli osservatori e i vertici dell’organismo internazionale è ora la richiesta formale inoltrata dalle autorità di Teheran. La delegazione iraniana, infatti, vorrebbe presentarsi alla vetrina mondiale (in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico) con una denominazione del tutto inedita: “Minab 168”. Una scelta che non ha nulla di casuale, visto che il riferimento contenuto nella sigla rimanda a un episodio specifico della storia recente del Paese; stando a quanto riferito dalle fonti governative, il nome serve a onorare la memoria delle studentesse cadute durante un attacco alla scuola Shajareh Tayyebeh, un evento che le autorità locali hanno deciso di trasformare in una bandiera identitaria da sventolare proprio durante l’evento sportivo più seguito del pianeta.
L’endorsement (a sorpresa) della Casa Bianca dopo le tensioni
La partecipazione della nazionale iraniana, e soprattutto il fatto che dovesse disputare gli incontri in territori sotto giurisdizione americana, aveva rappresentato fino a poche settimane fa un rompicapo diplomatico di non facile soluzione. Il presidente Trump, che dalle pagine del suo social network aveva espresso più di una perplessità parlando di “opportunità inappropriata” e lanciando velate minacce sulla sicurezza degli atleti, sembra aver cambiato radicalmente registro dopo l’intervento di Infantino. “Se lo ha detto Gianni – avrebbe dichiarato il capo della Casa Bianca – per me va bene”, un’inversione di rotta che di fatto spiana la strada all’ingresso dei calciatori persiani nel Paese, rimuovendo (almeno sulla carta) l’ostacolo principale che alimentava le voci di una possibile sostituzione dell’ultim’ora.
Fifa all’angolo: tra regolamento e sicurezza, nessuna squadra sostitutiva
Con il sì di Washington e la benedizione della Fifa, si chiude dunque definitivamente anche il capitolo relativo a un eventuale ripescaggio dell’Italia, ipotesi che aveva preso nei giorni più caldi dello scontro diplomatico quando era circolata l’idea di un trasferimento delle partite in Messico o addirittura di un forfait totale della formazione guidata dal tecnico Amir Ghalenoei. Le scadenze organizzative incombono e la macchina organizzativa dei Mondiali non può più permettersi ritardi: la conferma arriva dal fallimento dei tentativi iraniani di spostare le proprie gare a Città del Messico (ipotesi prontamente bocciata dal comitato organizzatore) e dalla volontà espressa più volte dal presidente Infantino, che ha ribadito come non esistesse un “Piano B”. Resta solo da capire se la Fifa accetterà la richiesta di utilizzare il nome “Minab 168” sui tabelloni degli stadi di Los Angeles e Seattle, una battaglia simbolica che rappresenta l’ultimo fronte aperto prima del calcio d’inizio.




