Medjugorje, nella notte profanate le statue della Madonna e incendiato l’altare della chiesa di San Giacomo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È una ferita che brucia nell'anima di milioni di pellegrini, quella che si è aperta nella notte tra il 27 e il 28 luglio a Medjugorje, il piccolo centro della Bosnia-Erzegovina divenuto, negli ultimi decenni, uno dei poli del turismo religioso mariano più frequentati al mondo.

Un attacco senza precedenti, che ha preso di mira i luoghi più sacri di questa collina di preghiera, ha scosso la comunità dei fedeli e aperto una ferita profonda nel cuore della devozione popolare; un gesto che, per la sua natura e per i simboli colpiti, appare come una vera e propria sfida lanciata alla fede di chi, da oltre quarant'anni, si reca in questo angolo d'Erzegovina in cerca di conforto spirituale.

La scia di devastazione: statue imbrattate e altare in fiamme

Il raid vandalico si è consumato nelle prime ore del mattino, quando il buio avvolgeva ancora le colline e i luoghi del culto erano deserti. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, l'azione si è articolata in più fasi e ha interessato diversi punti nevralgici del santuario.

Il primo bersaglio è stato il Podbrdo, la Collina delle Apparizioni, dove la statua della Madonna, venerata con il titolo di Regina della Pace, è stata imbrattata con vernice nera: un gesto di profondo oltraggio che ha deturpato il volto, il busto e il mantello della Vergine, quasi a voler cancellare la sua immagine dallo sguardo dei fedeli.

Ma l'offesa non si è limitata al danneggiamento materiale; sul basamento della statua e nei pressi del monumento sono apparse scritte blasfeme in lingua inglese, tra cui la frase "Devil in a skirt" – "Diavolo con la gonna" – e la parola "Evil", "Male". Un messaggio chiaro e crudele, che rovescia il significato stesso della presenza mariana, associandola a una manifestazione diabolica.

Il secondo fronte dell'attacco si è aperto poco dopo, intorno alle cinque del mattino, quando un incendio è divampato all'altare esterno della chiesa parrocchiale di San Giacomo, situato poco distante. Le fiamme sono state innescate da un uomo che, come mostrato dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, si è avvicinato alla struttura versando del liquido infiammabile prima di appiccare il fuoco.

L'incendio, che ha causato danni materiali all'altare, recentemente ristrutturato, e al grande telone che lo copriva, per fortuna non si è propagato all'edificio della chiesa, scongiurando una tragedia ben più grave. La rapidità dell'intervento dei vigili del fuoco ha permesso di domare le fiamme in breve tempo, limitando i danni a una struttura che, per i pellegrini, rappresenta uno dei luoghi centrali della loro esperienza di fede.

La pista dell'attacco satanico e le indagini delle autorità

L'eco di quanto accaduto a Medjugorje ha subito varcato i confini della Bosnia-Erzegovina, sollevando un'ondata di sconcerto e indignazione. La natura degli atti vandalici, che unisce la profanazione di statue sacre a un tentativo di incendio doloso, ha fatto immediatamente pensare a una matrice ben precisa. Le scritte "Devil in a skirt" e "Evil", apparse sui monumenti mariani, non sono semplici atti vandalici, ma veri e propri messaggi che richiamano una simbologia oscura, quasi a voler ribaltare il significato delle apparizioni.

Questo dettaglio ha spinto molti osservatori a ipotizzare che l'attacco possa essere stato compiuto da individui animati da un forte sentimento anticlericale o, come alcuni hanno suggerito, da una vera e propria ossessione per il demoniaco, tanto da configurarsi come un gesto di chiara ispirazione satanica.

La presenza, inoltre, di uno striscione sulla recinzione accanto al monumento, con i nomi dei sei veggenti di Medjugorje e un messaggio in polacco che li accusa di essere degli impostori ("Sono degli impostori, ho le prove"), ha aggiunto un ulteriore tassello a un quadro già di per sé inquietante.

Le autorità locali, a cominciare dalla polizia del Cantone dell'Erzegovina-Narenta, hanno immediatamente avviato un'indagine serrata per fare luce sull'accaduto. Grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, che hanno ripreso le fasi dell'incendio, gli investigatori sono riusciti a risalire a un sospettato. Secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa, un uomo è stato arrestato nella zona di Ljubuški, ma le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente che si tratti dell'autore materiale degli atti vandalici.

Le indagini, coordinate dalla procura locale, sono ora finalizzate ad accertare le circostanze precise dei fatti, le eventuali complicità e, soprattutto, il movente di un gesto così estremo, che ha colpito al cuore la comunità cattolica mondiale.

La reazione della parrocchia e l'abbraccio dei pellegrini

La risposta della comunità parrocchiale di Medjugorje a questo atto di violenza è stata improntata alla preghiera e al perdono, in totale coerenza con il messaggio di pace che la Gospa, secondo la tradizione, ha trasmesso per oltre quarant'anni. In una nota ufficiale, l'ufficio parrocchiale ha espresso "grande tristezza" per l'accaduto, annunciando l'immediato avvio delle operazioni di pulizia e riparazione dei luoghi danneggiati.

"Invitiamo tutti i credenti a rispondere a questo evento nel modo in cui la Madonna ci insegna da oltre quarant'anni a Medjugorje: attraverso la preghiera, il digiuno e il perdono", si legge nel comunicato, che ha lanciato un appello alla conversione dei cuori di coloro che hanno commesso il gesto. Una scelta di campo netta, che rifiuta l'odio e la ritorsione per abbracciare la via della misericordia, trasformando un atto di profanazione in un'occasione di crescita spirituale.

Nonostante la gravità di quanto accaduto, il santuario ha scelto di non chiudere le sue porte, restando aperto ai pellegrini che, in queste ore, si sono recati nei luoghi profanati per pregare e manifestare la loro solidarietà. L'atto vandalico, inoltre, assume un significato particolare perché è avvenuto a pochi giorni dall'inizio del Mladifest, il Festival Internazionale dei Giovani, che ogni anno richiama a Medjugorje decine di migliaia di giovani da tutto il mondo.

Un evento di fede e di gioia che, proprio alla vigilia della sua 37esima edizione, si trova a fare i conti con l'ombra di un gesto che ha voluto colpire il simbolo stesso della loro speranza.

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