Medjugorje, raid vandalico nella notte: arrestato un 31enne polacco per l'incendio e le scritte blasfeme

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La statua della Regina della Pace e l'altare della parrocchia di San Giacomo sono stati presi di mira nella notte tra il 27 e il 28 luglio, in un atto vandalico che ha sconvolto il santuario mariano di Medjugorje, in Bosnia-Erzegovina. L'ondata di violenza, perpetrata con vernice spray e liquido infiammabile, ha causato danni ingenti ai luoghi simbolo del culto, proprio alla vigilia del Mladifest, il raduno internazionale dei giovani che richiama decine di migliaia di fedeli da tutto il mondo.

Le autorità locali hanno fermato un cittadino polacco di 31 anni, la cui identità non è stata resa ufficiale ma che secondo diverse fonti sarebbe Bartlomiej Wlodzimierz Krakowiak, già noto negli ambienti religiosi per un pellegrinaggio di conversione compiuto anni prima.

Lo sfregio alla statua e il rogo all'altare

Secondo quanto ricostruito, l'azione si è sviluppata in più fasi nel cuore della notte. Sul Monte Podbrdo, la collina dove secondo la tradizione sarebbero iniziate le apparizioni mariane nel 1981, la statua della Vergine è stata imbrattata con vernice nera che ne ha deturpato il volto e il busto. Accanto al monumento, è comparso uno striscione in lingua polacca con i nomi dei sei veggenti e la scritta "Sono degli impostori, ho le prove", mentre sul basamento campeggiava l'insulto in inglese "Devil in a skirt" (Diavolo con la gonna).

Il raid è proseguito alla Croce Blu, altro luogo di preghiera molto frequentato, dove la statua mariana è stata ugualmente imbrattata e su una pietra vicina è stata tracciata la parola "Evil" (Male). L'atto più grave, tuttavia, si è verificato nei pressi della chiesa parrocchiale di Sveti Jakov, dove l'uomo è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza mentre cospargeva di liquido infiammabile l'altare esterno, appiccando poi il fuoco.

Le fiamme hanno danneggiato la struttura, che era stata recentemente ristrutturata, ma sono state rapidamente domate dai vigili del fuoco prima che potessero propagarsi all'edificio sacro.

Le indagini e l'arresto del pellegrino polacco

Le forze dell'ordine bosniache sono immediatamente intervenute e, grazie alle immagini dei sistemi di sorveglianza, sono riuscite a risalire al presunto responsabile, rintracciato poche ore dopo nei pressi di Ljubuski, mentre si dirigeva verso il confine croato. Si tratta di un trentunenne polacco, la cui identità è stata ufficiosamente diffusa dalla stampa locale e internazionale: Bartlomiej Wlodzimierz Krakowiak. Quella che emerge è una vicenda dai contorni drammatici, che si legge in controluce rispetto al passato dell'arrestato.

Nel 2017, Krakowiak aveva compiuto un pellegrinaggio a piedi di circa 1.300 chilometri da Varsavia a Medjugorje, raccontato passo dopo passo sui social e diventato poi simbolo di rinascita e conversione. La sua storia, segnata da un'infanzia difficile e da problemi di dipendenze, era stata raccolta in un libro e aveva persino attirato l'attenzione di un regista che lo aveva scelto come protagonista di un film religioso sulla fede che salva. Questo precedente rende ancora più difficile comprendere il movente dell'azione vandalica, che le autorità stanno ancora cercando di chiarire.

Secondo alcune testimonianze riportate dalla stampa, l'uomo stava attraversando un periodo di profonda crisi personale e psicologica, culminato nella rottura del matrimonio e nella perdita del lavoro.

La reazione della comunità e il messaggio della parrocchia

La notizia del raid ha provocato sconcerto e dolore tra i pellegrini, che all'alba si sono ritrovati davanti ai luoghi profanati, e nella comunità parrocchiale di Medjugorje. In una nota ufficiale, il santuario ha espresso "grande tristezza" per l'accaduto, annunciando l'avvio immediato delle operazioni di pulizia e ripristino per restituire decoro ai luoghi di preghiera.

La parrocchia ha inoltre invitato i fedeli a rispondere all'odio con la preghiera, il digiuno e il perdono, seguendo l'insegnamento della Madonna, ribadendo che il programma del Mladifest, in programma dal 1° al 6 agosto, non subirà variazioni.

L'atto vandalico è stato condannato anche dal vescovo di Mostar-Duvno, monsignor Petar Palic, che ha parlato di una ferita inferta non solo alle immagini sacre ma al cuore di chi cerca Dio, e dal Consiglio interreligioso della Bosnia-Erzegovina, che ha messo in guardia dal rischio che simili gesti minino la pace e il rispetto reciproco in un contesto nazionale già multietnico e complesso.

Un gesto isolato in un contesto di crescente cristianofobia

L'episodio di Medjugorje, sebbene per ora inquadrato come un atto vandalico compiuto da un singolo individuo, si inserisce in un contesto più ampio di crescente ostilità verso i simboli religiosi in Europa. Secondo il rapporto dell'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani (OIDAC), nel 2025 sono stati registrati oltre 2.000 crimini d'odio anticristiani nei paesi occidentali, di cui la metà costituiti da atti di vandalismo.

Il gesto del pellegrino polacco, che ha scelto di colpire uno dei santuari mariani più frequentati del mondo pochi giorni prima di un evento di portata globale come il Mladifest, rappresenta un episodio di forte impatto simbolico. La decisione della parrocchia di non interrompere le celebrazioni e di procedere speditamente alla riparazione dei danni testimonia la volontà di non lasciare che un atto di profanazione offuschi la vocazione di accoglienza e spiritualità del luogo, che da oltre quarant'anni attira milioni di pellegrini in cerca di pace e conforto.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.