Ponte sullo Stretto, la Ragioneria corregge il decreto: niente extra costi per lo Stato
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Redazione Interno
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Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, cavallo di battaglia del governo e in particolare del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, si scontra nuovamente con i meccanismi di controllo della spesa pubblica. La Ragioneria generale dello Stato, diretta da Daria Perrotta e da tempo attenta a verificare la copertura finanziaria di ogni provvedimento, ha imposto delle modifiche sostanziali al decreto Infrastrutture licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 febbraio, costringendo l'esecutivo a un nuovo passaggio a Palazzo Chigi. Il nodo centrale, attorno al quale ruota l'intera revisione del testo, è la necessità di esplicitare con chiarezza che la realizzazione dell'opera non potrà gravare sulle casse pubbliche oltre quanto già preventivato. La formula tecnica, "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica", vuole essere una garanzia esplicita, blindata nero su bianco, che ogni fase dell'iter, dalla progettazione esecutiva all'apertura dei cantieri, dovrà essere finanziata attingendo esclusivamente ai fondi già stanziati, quantificati in 13,5 miliardi di euro.
L’intervento della Ragioneria e la replica della società
La correzione voluta dalla Ragioneria non è un dettaglio meramente formale, ma rappresenta una bollinatura rafforzata che arriva dopo i rilievi sollevati dalla Corte dei Conti, la quale aveva espresso perplessità sulla procedura seguita per riattivare il contratto con il consorzio Eurolink, risalente al 2005, senza il ricorso a una nuova gara internazionale. La richiesta di inserire nel decreto il principio dell'invarianza finanziaria mira a scongiurare il rischio che, come accaduto in passato per altre grandi opere, i costi lievitino durante i lavori, richiedendo eventuali integrazioni pubbliche. Di fronte a queste modifiche, l'amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, è intervenuto per puntualizzare la situazione, spiegando che non si profilano extra-costi e che i 13,5 miliardi di investimento complessivo restano confermati. Secondo Ciucci, le modifiche al decreto servono semplicemente a rimodulare la distribuzione annuale delle risorse, un aggiustamento tecnico reso necessario dallo slittamento dei tempi conseguente ai passaggi giudiziali e amministrativi degli ultimi mesi.
La ritrovata prudenza di Salvini e la dimensione europea dell’opera
Il ministro Salvini, di fronte all'ennesimo ostacolo burocratico, ha adottato un tono decisamente più cauto rispetto al passato. Dopo aver a più riprese fissato e poi disatteso scadenze per l'avvio dei cantieri, dall'estate del 2024 all'autunno del 2025, il leader della Lega ha dichiarato di aver imparato la lezione: tra ricorsi, pareri della Corte dei Conti e opposizioni dei comitati del no, preferisce non indicare più scadenze mensili, pur ribadendo l'obiettivo politico di vedere partire i lavori entro l'anno in corso. Mentre il decreto torna sui binari del vaglio governativo, dal fronte dei favorevoli all'infrastruttura arriva una lettura che prova a spostare il dibattuto dal piano locale a quello continentale. Annalisa Tardino, commissario straordinario dell'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, ha ricordato come il Ponte non sia solo un'opera nazionale, ma rientri nella rete trans-europea dei trasporti (Ten-T). In questa ottica, il collegamento sullo Stretto viene visto come un tassello fondamentale per completare un corridoio che permetta la circolazione di merci e persone da nord a sud dell'Europa, superando quella che viene definita una cesura infrastrutturale. Tardino ha però avvertito che il valore strategico dell'opera sarà direttamente proporzionale alla sua integrazione con il resto della rete, in particolare con il potenziamento delle linee ferroviarie e della logistica nell'Isola, per evitare il rischio di realizzare un'opera faraonica ma scollegata dal territorio.
Le critiche delle opposizioni e i nodi tecnici irrisolti
Sul fronte opposto, le correzioni imposte dalla Ragioneria sono state accolte come una conferma delle fragilità del progetto. I capigruppo del Pd nelle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera, Marco Simiani e Anthony Barbagallo, hanno parlato di una "sonora bocciatura" che dovrebbe indurre il governo ad accantonare definitivamente l'idea del Ponte, definendo l'insistenza nel portarlo avanti come una sorta di "accanimento terapeutico". Anche dal Movimento 5 Stelle arrivano attacchi: la deputata Daniela Morfino ha utilizzato il verbo "affossare" per descrivere l'effetto dell'intervento della Ragioneria sul decreto. A queste critiche di natura procedurale e finanziaria, si aggiungono quelle legate alla fattibilità tecnica in un'area ad alto rischio sismico. Recenti studi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, citati dai parlamentari dem, avrebbero evidenziato una complessità geologica dello Stretto maggiore di quanto noto in precedenza, con attività sismica concentrata in diversi strati della crosta terrestre, un elemento che secondo i contrari all'opera richiederebbe ben altri approfondimenti prima di procedere con qualsiasi intervento. Il decreto dovrà ora superare questo nuovo scoglio, in un clima politico incandescente dove l'opera viene difesa dal governo come volano di sviluppo per il Mezzogiorno e attaccata dalle opposizioni come un inutile spreco di risorse pubbliche.




