Mark Zuckerberg punta sui creator con il programma “Creator fast track”: mille euro al mese per chi torna a postare su Facebook

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione, messa a punto da Meta, si articola attraverso un programma battezzato “Creator fast track”, un percorso della durata di tre mesi pensato per convincere i produttori di contenuti – quelli veri, con un seguito consolidato altrove – a trasferire (o quantomeno a dirottare) la loro attenzione sulla piattaforma che per anni è stata il cardine del social networking. L’aspetto più immediato, quello che ha fatto suonare il campanello d’allarme in molti studi di creator sparsi tra Milano e Los Angeles, è la promessa di un compenso: mille euro al mese, una cifra che può variare, ma che rappresenta un ingresso fisso garantito. Non ci sono, ed è questo il dettaglio che cambia la natura dell’offerta, vincoli di esclusività con i competitor né obblighi stringenti legati alle performance dei video pubblicati.

I requisiti per accedere ai fondi: una platea di follower non negoziabile

Il programma, che si rivolge a chi ha costruito la propria audience altrove, stabilisce però dei paletti netti per accedere a questa sorta di stipendio temporaneo. Per poter ambire al contributo economico – che in alcuni casi può arrivare fino a tremila dollari mensili per i profili di maggiore richiamo – è necessario vantare un seguito considerevole: almeno un milione di follower cumulati su piattaforme come Instagram, TikTok o YouTube. L’obiettivo, per Meta, è duplice: da un lato iniettare sangue nuovo in un ecosistema, quello di Facebook, che gli osservatori del settore descrivono ormai come appannaggio prevalente delle generazioni più adulte; dall’altro, tentare di intercettare il flusso di attenzione che i giovani riversano altrove, utilizzando le stesse armi della concorrenza, ovvero gli incentivi economici diretti.

La sfida generazionale e il modello di business legato alla pubblicità

A Menlo Park, del resto, il dato è sotto gli occhi di tutti: l’utenza di Facebook appare datata, un fardello che il gruppo ha tentato di scrollarsi di dosso negli ultimi anni con iniziative meno strutturate. Questa mossa rappresenta il tentativo più organico, e certamente il più costoso, per ribaltare la percezione. Il modello di business di Meta, e di Facebook in particolare, si regge sulla raccolta pubblicitaria e sulla capacità di profilare gli utenti; una base demografica troppo sbilanciata rischia di ridurre l’interesse degli investitori e degli inserzionisti, che cercano invece di raggiungere fasce di età più ampie e, soprattutto, più giovani. Il “Creator fast track”, quindi, non è solo un gesto di cortesia verso gli influencer, ma una leva strategica per ridisegnare le curve demografiche della piattaforma.

Tre mesi di prova e una scommessa sulla visibilità

Il denaro, per quanto allettante, rappresenta solo una parte dell’ingranaggio. Il programma ha una durata limitata: tre mesi. Trascorso questo lasso di tempo, i pagamenti extra cessano. La scommessa di Zuckerberg, in questo caso, è che la visibilità ottenuta durante il periodo di ingaggio – grazie agli algoritmi probabilmente predisposti per favorire i nuovi arrivati – sia sufficiente a convincere i creator a restare in piattaforma anche a fondo perduto. In altre parole, i mille o tremila dollari fungono da esca, ma l’obiettivo reale è ricreare un circolo virtuoso in cui i contenuti di qualità (quelli che hanno già fatto il botto su TikTok) trovino un secondo mercato naturale sulla piattaforma madre.

Nessun vincolo di esclusività e la competizione con le piattaforme rivali

Un elemento di frizione, rispetto ad altre iniziative simili lanciate da competitor, è l’assenza di clausole di esclusività. Chi partecipa al programma può continuare a postare regolarmente su Instagram, YouTube o TikTok senza subire penalizzazioni. Questa scelta, apparentemente controintuitiva, rivela la natura difensiva dell’operazione: non si tratta di fare la guerra ai rivali chiedendo la fedeltà assoluta, ma di convincere i professionisti dei contenuti a non abbandonare del tutto Facebook, magari limitandosi a ricaricare lì lo stesso materiale pubblicato altrove. La posta in gioco, per Meta, è rilevante: in un mercato in cui la concorrenza per i creator di alto profilo è sempre più agguerrita, Facebook rischiava di diventare il deposito dimenticato di un passato social che i giovani non frequentano più. Con questo programma, l’azienda cerca di invertire la rotta, utilizzando l’unico linguaggio che il mercato dei creator comprende senza ambiguità: il denaro liquido, immediato e senza troppe condizioni di risultato.

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