OpenAI, ingegnere arrestato per una microspia nella sala riunioni dei dirigenti

OpenAI, ingegnere arrestato per una microspia nella sala riunioni dei dirigenti
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un dipendente di OpenAI è stato arrestato con l'accusa di aver piazzato un dispositivo di registrazione clandestino all'interno della sala riunioni riservata ai dirigenti dell'azienda a San Francisco. La notizia, diffusa dal Dipartimento di Giustizia statunitense, è stata confermata dalla stessa società in una nota pubblicata sui social media, nella quale si precisa che l'Fbi è stato coinvolto dopo la scoperta dell'apparecchio e l'individuazione del presunto responsabile.

L'arresto e le accuse

Abdulrahman Alfozan, 35 anni, cittadino saudita, è stato arrestato il 9 ottobre e si trova in custodia federale in attesa dell'udienza fissata per il 19 ottobre, durante la quale il giudice valuterà se mantenerlo in detenzione. L'uomo, ingegnere informatico assunto da OpenAI nel luglio del 2025, è accusato di aver utilizzato o tentato di utilizzare un dispositivo elettronico per intercettare comunicazioni orali, reato per il quale rischia una pena massima di cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari, seguiti da tre anni di libertà vigilata.

Secondo la denuncia federale, il dispositivo è stato scoperto il 30 settembre durante un controllo di routine. Era avvolto nella carta igienica e inserito in una porta Usb sul retro di un televisore nella sala conferenze dei dirigenti. I contenuti dell'apparecchio, dotato di crittografia avanzata, erano cifrati. OpenAI ha poi installato una telecamera nella stanza che, secondo quanto riferito dall'Fbi, ha ripreso Alfozan mentre entrava e controllava dietro il televisore dove era stata collocata la microspia.

Le indagini e il ruolo dell'intelligenza artificiale

Le indagini hanno ricostruito una serie di movimenti sospetti. Le telecamere a circuito chiuso dell'edificio avevano già filmato Alfozan nei pressi della sala riunioni in diverse occasioni, nonostante non avesse alcuna autorizzazione ad accedere a quello spazio né a partecipare alle riunioni che vi si tenevano. La denuncia menziona inoltre l'utilizzo di uno strumento di produttività per effettuare molteplici ricerche sugli indirizzi degli edifici di OpenAI, sulle sale riunioni, sulla loro capienza e sui calendari delle riunioni dei dirigenti.

Un elemento centrale dell'inchiesta riguarda le interrogazioni rivolte a un chatbot da un account riconducibile alla moglie di Alfozan, ma collegato anche al suo. Tra il 24 e il 30 settembre, secondo il documento depositato in tribunale, sarebbero state formulate richieste su come costruire, installare, nascondere e accedere da remoto a un dispositivo di registrazione audio, con domande specifiche su come «costruire un registratore audio continuo», «personalizzare la connettività Wi-Fi», «migliorare l'ascolto live» e «crittografare la scheda SD».

Lo stesso account avrebbe posto quesiti specifici sul dispositivo poi ritrovato, inclusi il suo header personalizzato e l'indirizzo MAC.

Il 5 ottobre, pochi giorni prima dell'arresto, Alfozan è stato nuovamente ripreso dalle telecamere mentre entrava nella sala conferenze e si sporgeva dietro il televisore. Nella stessa giornata avrebbe lasciato una borsa incustodita in un'altra stanza dell'edificio: il personale di sicurezza l'ha aperta e vi ha trovato, insieme al portafoglio e ai documenti d'identità, un secondo dispositivo di registrazione simile al primo.

La posizione di OpenAI e il quadro politico

OpenAI ha dichiarato di aver utilizzato i propri modelli di intelligenza artificiale per analizzare il dispositivo e risalire alla sua provenienza, identificando il dipendente che lo aveva collocato pochi giorni prima. L'azienda ha precisato che al momento non vi sono indicazioni di un accesso improprio o di un'esfiltrazione di pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti, e che il dipendente è stato licenziato il giorno stesso dell'arresto.

La vicenda ha assunto rapidamente una rilevanza politica. Il direttore dell'Fbi Kash Patel ha dichiarato che Alfozan avrebbe «occultato un dispositivo di registrazione nella sala conferenze dei dirigenti del suo datore di lavoro per catturare di nascosto comunicazioni sensibili sulla tecnologia di superintelligenza dell'azienda». Il direttore della National Intelligence Jay Clayton ha commentato definendo la corsa alla superintelligenza artificiale una «prerogativa di sicurezza nazionale», elogiando l'operato dell'Fbi. Il procuratore statunitense Craig H.

Missakian, per il Distretto Settentrionale della California, ha sottolineato che la Bay Area e la Silicon Valley guidano lo sviluppo tecnologico mondiale e che proteggere quell'innovazione «è per noi una questione di sicurezza nazionale».

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.