Estradato negli Usa l’ingegnere cinese accusato di spionaggio sui vaccini
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Redazione Interno
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La consegna di Zewei Xu, il trentatreenne ingegnere informatico di nazionalità cinese arrestato lo scorso luglio alla dogana dell’aeroporto di Malpensa, è stata eseguita in via definitiva dalle autorità italiane nella giornata del 25 aprile, quando l’uomo – che si trovava ristretto nel carcere di Pavia – è stato formalmente preso in carico dagli agenti federali statunitensi. La procedura, che chiude un capitolo giudiziario apertosi con il fermo del 3 luglio 2025 su mandato internazionale, è stata resa esecutiva dopo il via libera del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e la pronuncia della Corte di Cassazione che aveva già rigettato il ricorso presentato dalla difesa contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano del 27 gennaio scorso.
L’ombra di Hafnium e le intrusioni nelle università americane
Secondo gli atti d’accusa trasmessi dall’Fbi e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il ruolo di Xu non si limiterebbe a un semplice accesso non autorizzato a sistemi informatici, ma lo vedrebbe inserito organicamente in un’operazione di spionaggio informatico su larga scala denominata “Hafnium”. Nel mirino del team di hacker di cui l’ingegnere farebbe parte, spiegano le autorità d’Oltreoceano, sarebbero finite in particolare le ricerche più sensibili legate all’emergenza sanitaria del 2020: l’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di carpire informazioni riservate su terapie e, soprattutto, sui vaccini anti-Covid in fase di sviluppo presso atenei e centri di ricerca statunitensi. Questa la circostanza che, agli occhi dei giudici milanesi, ha privato la vicenda di quella “valenza certamente politica” invocata dagli avvocati dell’imputato per opporsi all’estradizione, facendo invece prevalere le “logiche economiche concorrenziali tra potenze globali” e la volontà di impossessarsi di un primario rilievo industriale e scientifico.
La replica della difesa e il caso della “persona sbagliata”
A fronte di un quadro accusatorio che l’Fbi definisce solido, la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Enrico Giarda e Simona Candido si è sempre basata sull’ipotesi di uno scambio di persona, circostanza che il loro assistito ha ribadito sin dalle prime battute dell’interrogatorio di garanzia. Xu ha dichiarato di aver lasciato la società per cui lavorava nel lontano 2018 e che a partire da quella data le sue credenziali, inclusi account di posta elettronica e contatti, sarebbero rimasti nella disponibilità dell’azienda, rendendo di fatto possibile – nella ricostruzione del legale – un utilizzo fraudolento della sua identità digitale da parte di terzi. I magistrati della Corte d’Appello, tuttavia, hanno giudicato non credibile questa eventualità, ritenendo provato un “oggettivo collegamento” tra l’indagato e l’account intestato al suo nome attraverso il quale sarebbero state perpetrate le intrusioni nei server americani.
Tempi tecnici serrati e l’ombra del segreto sulla consegna
L’esecuzione dell’estradizione, avvenuta con una rapidità che alcuni osservatori hanno definito inusuale per gli standard italiani, ha colto di sorpresa gli stessi difensori del cittadino cinese, i quali hanno lamentato pubblicamente di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale né della data del trasferimento né dell’attuale collocazione del loro assistito dopo la consegna. I legali hanno parlato di una mancata comunicazione che si estende anche ai familiari in Cina, i quali – come sottolineato dagli avvocati – avrebbero appreso della consegna dalle autorità statunitensi solo attraverso i mezzi di informazione. Del resto, il silenzio serbato dall’esecutivo sulla tempistica dell’operazione, unito ai tempi tecnici particolarmente compressi – basti pensare che la Cassazione ha depositato le motivazioni del rigetto del ricorso in soli dieci giorni dalla sentenza – lascia intendere come l’intera partita, divenuta un dossier delicato anche sul piano diplomatico tra Roma, Pechino e Washington, sia stata gestita con l’obiettivo di chiudere la partita nel più breve tempo possibile.




