Hacker cinese estradato negli Stati Uniti, la consegna dopo l’arresto a Malpensa
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Redazione Interno
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La maxi operazione internazionale contro il cybercrime, orchestrata dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Fbi, si è conclusa con l’estradizione di un cittadino cinese – ex general manager di una rilevante società tecnologica – consegnato dalle autorità italiane a quelle statunitensi al termine di una procedura complessa. L’uomo, che secondo gli investigatori avrebbe agito su mandato del proprio governo, era stato arrestato nello scorso luglio dagli agenti della Polizia postale e della Frontiera dell’aeroporto di Malpensa, nel Varesotto, proprio mentre tentava probabilmente di lasciare il territorio europeo. La sua posizione, da allora al centro di un serrato confronto giudiziario, è stata definita dalla Corte d’Appello di Milano, con il via libera del Ministero della Giustizia italiano, che ha coordinato le fasi finali della consegna attraverso il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.
Attacchi informatici in piena pandemia a enti e università americane
Le indagini, condotte con il supporto tecnico degli esperti dell’Fbi, hanno permesso di ricostruire un quadro accusatorio preciso: l’hacker è sospettato di aver condotto, tra il 2020 e il 2021 – cioè nel periodo più acuto dell’emergenza sanitaria globale – una serie di intrusioni su larga scala ai danni di enti governativi statunitensi, istituti di ricerca e università impegnati nella sperimentazione di vaccini e trattamenti avanzati anti-Covid. Da quelle strutture, vulnerabili proprio a causa dell’urgenza delle ricerche, sarebbero state sottratte ingenti quantità di informazioni riservate, compresi dati relativi a protocolli terapeutici ancora in fase di studio. Nessun dettaglio tecnico sugli attacchi è stato reso pubblico, ma fonti investigative parlano di una “pressione costante e mirata” contro i poli scientifici americani, con l’obiettivo dichiarato – secondo l’accusa – di appropriarsi di know-how strategico in campo biomedicale.
La procedura di estradizione e il ruolo della diplomazia giudiziaria
La decisione della Corte d’Appello di Milano, successivamente avallata dal guardasigilli italiano, ha dato il via alla fase esecutiva della consegna, avvenuta senza intoppi sotto la supervisione della Polizia di Stato. Gli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia hanno materialmente trasferito il cittadino cinese alle autorità statunitensi, in un’operazione che ha richiesto settimane di preparazione logistica e legale. I legali dell’uomo – secondo quanto riportato da alcune agenzie – avrebbero sollevato un rilievo procedurale, sostenendo che la famiglia in Cina non fosse stata tempestivamente avvisata dell’estradizione imminente; circostanza che, al momento, non ha però bloccato l’esecuzione del provvedimento. Il governo italiano, con la premier Giorgia Meloni, aveva già espresso il proprio assenso dopo il parere favorevole del tribunale milanese, come confermato da fonti vicine al dossier citate da Bloomberg.
Cooperazione internazionale senza precedenti contro la pirateria informatica statale
L’intera operazione rappresenta uno dei capitoli più significativi della collaborazione tra Italia e Stati Uniti in materia di cybercrime, soprattutto quando dietro agli attacchi si sospetta la mano di un governo straniero. La Polizia di Stato, nella nota ufficiale diffusa lunedì 27 aprile, ha sottolineato la complessità delle indagini – condotte in parallelo tra Milano, Roma e le sedi americane dell’Fbi – e la determinazione nel portare a termine l’estradizione nonostante le evidenti tensioni diplomatiche che un caso del genere può sollevare. L’ex general manager, la cui identità è stata rivelata da alcune fonti come Xu Zewei, si trova ora a disposizione della giustizia statunitense, che dovrà decidere le accuse formali relative agli attacchi informatici dell’era pandemica. Nessuna informazione è stata fornita circa eventuali richieste di estradizione da parte della Cina, né su possibili sviluppi giudiziari successivi.




