Cosa resta del Gucci di Sabato de Sarno

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quando, nel gennaio 2023, Kering annunciò l’arrivo di Sabato De Sarno alla guida creativa di Gucci, il messaggio sembrava chiaro: voltare pagina rispetto all’era di Alessandro Michele, caratterizzata da un estetismo eccentrico e da un approccio quasi museale alla moda, per abbracciare un lusso più classico e “senz’altro”, in linea con i codici di marchi come Hermès e Louis Vuitton. Un cambio di rotta che, tuttavia, non ha prodotto i risultati attesi, portando alla separazione tra il designer campano e la maison fiorentina.

La notizia del suo addio, arrivata a febbraio 2024, ha scosso il mondo della moda. A poche settimane dalla sfilata milanese del 25 febbraio, Kering ha comunicato che la collezione sarebbe stata firmata dall’ufficio stile interno, segnando di fatto la fine del percorso di De Sarno. Un congedo improvviso, che ha lasciato molti interrogativi aperti, soprattutto in vista della presentazione dei conti del gruppo, prevista per l’11 febbraio.

Il mandato di De Sarno, iniziato nel maggio 2023, è stato breve ma intenso. Il designer, che aveva ereditato un marchio in difficoltà dopo l’addio di Michele, ha cercato di imprimere una nuova direzione, puntando su un’estetica più sobria e raffinata. Tuttavia, i numeri non hanno premiato questa scelta: nel 2023, Gucci ha registrato un calo delle vendite pari a 1,64 miliardi di euro, un dato che ha inevitabilmente influito sulla decisione di Kering.

Prima di lasciare il suo ruolo, De Sarno ha voluto ringraziare i suoi collaboratori attraverso un post su Instagram, sottolineando l’importanza del lavoro di squadra e della passione nel realizzare progetti ambiziosi. «Non c’è progetto importante che succeda senza la testa e il cuore di persone straordinarie», ha scritto, congedandosi con un invito a sorridere nonostante le difficoltà.

Il suo passaggio alla guida di Gucci, però, rimane un capitolo controverso. Se da un lato ha cercato di riportare il marchio a un’essenzialità più vicina ai codici del lusso tradizionale, dall’altro non è riuscito a invertire la tendenza negativa delle vendite, ereditata da un periodo di transizione complesso. La sfilata di febbraio, ora affidata all’ufficio stile, rappresenterà un primo banco di prova per capire quale direzione prenderà il brand senza una figura creativa di riferimento.

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