Byd fermata dal Giurì: stop alla campagna "Purefication" contro Stellantis
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Redazione Economia
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L’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria ha ordinato la cessazione della campagna promossa dal costruttore cinese, giudicandola sleale dopo il ricorso presentato dalla società del gruppo Stellantis. Le comunicazioni dovranno essere rimosse da tutti i canali, ponendo così fine a un’iniziativa di marketing che, fin dal suo lancio, aveva sollevato non poche polemiche nel settore automobilistico. La decisione del Giurì, la cui pronuncia è definitiva e inappellabile, rappresenta un intervento significativo nel delineare i confini della pubblicità comparativa, soprattutto in un mercato, come quello italiano, sempre più competitivo e sensibile alle strategie di posizionamento delle nuove case asiatiche.
I termini della contestazione
La controversia aveva origine nella campagna commerciale denominata “Operazione Purefication”, lanciata all’inizio dell’anno, la quale proponeva incentivi fino a diecimila euro per chi rottamasse un’auto equipaggiata con motore a cinghia di distribuzione a bagno d’olio per acquistare un modello Byd ibrido o elettrico. Sebbene il nome del diretto concorrente non fosse mai esplicitamente citato, il riferimento al gruppo Stellantis – e in particolare alla tecnologia PureTech, oggetto di note vicende tecniche e giudiziarie negli anni passati – era considerato palese e denunciato come tale. Il Giurì, nel valutare la materia, ha ritenuto che il messaggio pubblicitario, oltrepassando i limiti del lecito confronto, potesse ingenerare nel pubblico un giudizio denigratorio e generico su una intera categoria di propulsori, travisandone le reali caratteristiche e prestazioni.
Un precedente per il mercato
L’intervento dell’organo di autodisciplina, che ha accolto le ragioni della società ricorrente, stabilisce di fatto un precedente importante per le future strategie di comunicazione nel settore. Il caso dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come la libertà di promuovere i propri prodotti attraverso il confronto con soluzioni tecniche concorrenti non possa tradursi in una condotta denigratoria, implicita o esplicita che sia. La vicenda, del resto, si inserisce in un contesto di forte espansione delle case cinesi in Europa, le quali, per affermarsi, ricorrono spesso a messaggi diretti e provocatori, sfidando apertamente gli operatori storici del continente. Qualcuno, tra gli osservatori, ne aveva addirittura colto un tentativo di sfruttare commercialmente le passate difficoltà tecniche di alcuni costruttori, le cui vicende, è bene ricordarlo, sono state ampiamente dibattute nelle aule dei tribunali con procedimenti di varia natura, alcuni dei quali hanno coinvolto anche le procure italiane per fatti di cronaca nera legati a presunti difetti di fabbricazione.
Le conseguenze immediate
L’obbligo di rimozione della campagna da ogni piattaforma, compresi i social network e i canali televisivi, costituisce l’aspetto più tangibile della pronuncia. Byd dovrà pertanto adeguarsi alle disposizioni in tempi brevi, cancellando ogni traccia del materiale contestato. L’episodio, al di là dell’esito specifico, lascia intendere come il confronto commerciale tra i grandi gruppi automobilistici si giochi ormai anche su questo piano, quello della comunicazione, tanto aggressiva quanto regolamentata. Il ricorso agli organismi di autodisciplina si conferma così uno strumento efficace per tutelare la propria immagine e correggere quelle pratiche di marketing che, pur nella loro creatività, rischiano di fuoriuscire dal perimetro tracciato dalle norme del fair play competitivo.




