Il friulano di "Prima di noi": tra scelte artistiche, radici e un tabù infranto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La seconda puntata di “Prima di noi”, attesa in prima serata su Raiuno domenica 11 gennaio dopo un debutto che ha attirato circa due milioni e mezzo di spettatori, riporta sullo schermo le vicende della famiglia Sartori e, con esse, un elemento linguistico che non passa inosservato. La fiction, tratta dal romanzo di Giorgio Fontana e ambientata con riprese nel pordenonese – dal torrente Cimoliana alla vecchia strada del Cellina –, ha infatti scelto di inframezzare i dialoghi con battute in friulano, una scelta che, pur nella sua naturalezza narrativa, ha aperto un dibattito sulle sfumature di una lingua ricca di varianti locali. La scelta di adottare una parlata ispirata a quella di Erto, comune in provincia di Pordenone, per una storia che ha il suo fulcro a Cimolais, ha sollevato infatti alcune questioni tra gli appassionati e i conoscitori, i quali sottolineano le differenze esistenti tra le diverse espressioni del friulano, ciascuna delle quali porta con sé una storia e un'identità precisa.
Il lavoro sull'identità linguistica
A chiarire il percorso artistico intrapreso è stata, in un’intervista, Sara De Mezzo, acting coach dialogue originaria di Codroipo, la quale ha illustrato il meticoloso lavoro svolto per adattare la lingua al contesto storico e geografico della serie. Un'operazione, la sua, che va ben oltre la semplice traduzione di battute e che si è concentrata sulla resa autentica di un parlato credibile, sebbene consapevolmente adattato per esigenze narrative e di comprensione per un pubblico nazionale. Si tratta, in sostanza, di una ricostruzione che tiene conto della necessità di bilanciare il rigore filologico – un aspetto non secondario, considerando l’ambientazione storica che attraversa gran parte del Novecento – con l’esigenza di una fruizione televisiva ampia, la quale non può prescindere da una certa fluidità dialogica.
Un passo significativo per la lingua friulana
Al di là delle inevitabili e legittime osservazioni degli esperti sulle specificità dialettali, molti osservatori culturali vedono nella scelta della Rai un gesto di rottura significativo. Inserire il friulano nei dialoghi di una produzione di prima serata, seppur in dosi misurate, rappresenta infatti un riconoscimento della sua dignità di lingua e della sua capacità di veicolare emozioni e stati d’animo profondi, contribuendo a definire l’identità dei personaggi e del territorio che abitano. È un’operazione che infrange un tabù durato a lungo, portando una lingua minoritaria, spesso confinata in ambiti locali o folcloristici, al centro di un racconto nazionale che parla di emigrazione, trasformazioni sociali e legami familiari, temi che toccano da vicino la storia di molte regioni italiane.
Tra narrativa e rappresentazione
La serie, nel suo intento di raccontare attraverso tre generazioni il passaggio da un’Italia rurale a una industriale, fa dunque del paesaggio e della lingua due pilastri portanti della sua narrazione. I luoghi – le cave, le strade di montagna, i corsi d’acqua – non sono un semplice sfondo pittoresco, ma divengono essi stessi personaggi muti, mentre le parole in friulano fungono da ponte emotivo con un passato e una cultura materiale altrimenti difficili da restituire. Se le polemiche sulle nuances linguistiche testimoniano la vitalità e la sensibilità che circondano questa lingua, d’altra parte, la sua stessa presenza nello spazio mediale mainstream ne conferma la persistente rilevanza, offrendo al grande pubblico una percezione più stratificata e complessa dell’identità del Friuli, troppo spesso appiattita in rappresentazioni stereotipate.
La fiction "Prima di noi" su Rai1 utilizza il friulano nei dialoghi, una scelta artistica che ha sollevato discussioni sulle varianti linguistiche ma è anche vista come un riconoscimento importante per la lingua.




