Il tabù infranto: gli attacchi ai giacimenti e la pioggia nera su Teheran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non era mai accaduto, almeno non in questa fase del conflitto, che le infrastrutture energetiche venissero colpite con tale determinazione. Il bombardamento che ha preso di mira South Pars, il più vasto giacimento di gas naturale del mondo, situato nelle acque del Golfo e condiviso tra Iran e Qatar, rappresenta un salto di qualità nella strategia militare di Israele e Stati Uniti, segnando un prima e un dopo destinato a ridefinire gli equilibri di una regione già in fiamme. Le fiamme e le colonne di fumo si sono levate dagli impianti di Asaluyeh, cuore pulsante dell'industria petrolchimica iraniana, e l'onda d'urto, metaforicamente e concretamente, ha varcato i confini. L'attacco, coordinato e approvato dall'amministrazione Trump secondo quanto riferito da fonti ufficiali israeliane e statunitensi, non si è limitato a un'azione dimostrativa: ha violato quella linea rossa, finora sostanzialmente rispettata, che teneva la produzione energetica fuori dalla lista dei bersagli diretti, almeno in questa forma così esplicita. L'obiettivo, è chiaro, era colpire al cuore la sopravvivenza economica della Repubblica islamica, considerando che South Pars da solo soddisfa circa il settanta per cento del fabbisogno domestico di gas iraniano; un disastro, il suo danneggiamento, che ha conseguenze immediate anche per Paesi terzi, come l'Iraq, la cui rete elettrica dipende in misura sostanziale dalle forniture di Teheran e che ha visto l'interruzione del flusso subito dopo i raid.

La risposta del regime non si è fatta attendere, e si è materializzata con una precisione chirurgica che lascia poco spazio all'interpretazione. Il delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, aveva preannunciato la propria vendetta diffondendo una lista dettagliata di obiettivi energetici in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, intimando ai civili di evacuare le aree limitrofe. Poche ore dopo, i missili hanno centrato Ras Laffan, in Qatar, il più importante polo mondiale per la produzione di gas naturale liquefatto, causando danni estesi e incendi che le autorità locali hanno faticato a domare. Allo stesso tempo, verso Riad sono stati lanciati diversi ordigni, prontamente intercettati dalla difesa saudita, anche se i frammenti caduti al suolo hanno provocato feriti nella capitale. Il messaggio di Teheran, attraverso queste azioni, è inequivocabile: chi ospita basi militari statunitensi o è alleato di Washington e Tel Aviv vede le proprie infrastrutture energetiche trasformate in bersagli legittimi. La scelta di colpire il Qatar, che pure ospita la più grande base aerea americana della regione e aveva cercato di mantenere una posizione mediatrice, dimostra come la neutralità, in questo conflitto, sia un'illusione ottica.

Mentre gli occhi del mondo erano puntati sui bagliori degli esplosivi e sulle oscillazioni del prezzo del petrolio, schizzato sopra i centodieci dollari al barile, un'altra tragedia, più silenziosa e subdola, si è consumata nella capitale iraniana. Gli attacchi ai depositi di carburante e alle raffinerie nella periferia di Teheran hanno sollevato nell'aria immense nubi tossiche, una cappa nera e maleodorante che ha oscurato il cielo di una metropoli di dieci milioni di anime. Sulla città, paralizzata e spaventata, è cominciata a cadere una pioggia scura, oleosa, carica di agenti chimici cancerogeni: è la black rain, un fenomeno temuto dagli esperti ambientali, che trasforma l'acqua stessa in un veicolo di morte. Le autorità iraniane hanno lanciato un allarme senza precedenti, invitando la popolazione a non uscire di casa, a indossare mascherine, a proteggere la pelle da ciò che cade dal cielo, e la Mezzaluna Rossa ha messo in guardia dal rischio di piogge acide, capaci di intaccare i polmoni e corrodere la pelle. Il diritto internazionale umanitario, come hanno sottolineato i portavoce dell'ONU, impone il principio di proporzionalità e l'obbligo di proteggere i civili, ma il bombardamento di siti industriali contenenti sostanze pericolose solleva interrogativi drammatici sulla reale volontà di rispettare quelle convenzioni, quando l'obiettivo strategico diventa piegare un popolo attraverso la distruzione del suo ambiente e la contaminazione della sua aria.

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