Texas, il fiume che uccide: 95 morti e l’eroe con la motosega

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il bus procede a fatica tra i detriti che ostruiscono la strada, le bambine sopravvissute intonano una canzone sul "dio dell’amore". Sono le stesse voci che, poche ore prima, hanno visto l’acqua travolgere tutto nel campo estivo di Camp Mystic, nella Contea di Kerr, dove ventisette ragazze non ce l’hanno fatta. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di novantacinque vittime in tutto il Texas centrale, ma i soccorritori continuano a scavare nel fango lungo il Guadalupe, il fiume esondato nella notte tra il 3 e il 4 luglio dopo piogge torrenziali.

A Hunt, uno degli epicentri della tragedia, la furia dell’acqua ha spazzato via case, auto e persino le sirene d’allarme, quelle che avrebbero dovuto avvisare la popolazione. «Hai una motosega? Dobbiamo correre», ha urlato Scott Ruskan, il ventiseienne che da solo ha tratto in salvo 165 persone, trascinandole sui tetti o aggrappandosi ai rami degli alberi caduti. La sua storia, come quella di molti altri volontari, si scontra però con le polemiche sui ritardi dei soccorsi e sui tagli al servizio meteorologico decisi anni fa, quando Elon Musk guidava il dipartimento per l’efficienza.

A Kerrville, pochi chilometri più a sud, i vigili del fuoco lavorano senza sosta, ma ormai le speranze di trovare dispersi vivi si affievoliscono. Tra le macerie emergono dettagli agghiaccianti: intere famiglie trascinate via dalla corrente, automobili incastrate tra i tronchi, corpi recuperati a chilometri di distanza. Il governatore Greg Abbott ha dichiarato lo stato di calamità, mentre il Gop invita alla preghiera, evitando di affrontare il nodo delle responsabilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.