Piacenza, dal primo gennaio si paga per i rifiuti che si producono: la Tari lascia il posto alla tariffa puntuale
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Redazione Interno
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Un nuovo sistema di calcolo della tassa, che molti non hanno ancora digerito nonostante un anno di rodaggio, entra ufficialmente in vigore nel Comune di Piacenza a partire da questo primo gennaio 2026. La vecchia Tari, infatti, viene sostituita dalla cosiddetta Tariffa corrispettiva puntuale, una rivoluzione copernicana nel metodo di addebito: il corrispettivo, come viene ormai definito, sarà calcolato esclusivamente in base ai chili di rifiuti indifferenziati che ciascun utente conferisce, sia attraverso il ritiro domiciliare – i famosi bidoncini dotati di chip identificativo – sia gettandoli nelle campane informatizzate sparse per la città. Un meccanismo che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe premiare i comportamenti virtuosi, spingendo i cittadini verso una raccolta differenziata più accurata e, di conseguenza, più efficiente.
La polemica sull'Iva: srata o aggiunta?
Proprio sul varo di questa nuova fase, tuttavia, si è accesa una vivace disputa di natura tecnica, ma dal forte impatto politico, riguardante l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Sara Soresi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, ha definito “la sorpresina di Natale” il fatto che, a suo dire, un’Iva al 10% sia stata aggiunta in maniera poco trasparente alla nuova tariffa. Una critica che il vicesindaco Matteo Bongiorni ha respinto con decisione, spiegando come, in realtà, l’operazione sia stata esattamente opposta: nell’ambito della Tari l’Iva era inrata nell’importo complessivo, mentre con l’introduzione del nuovo sistema risulta ora scorporata e resa visibile in fattura. “Nulla è stato aggiunto”, ha ribadito Bongiorni, chiudendo la questione sul piano formale ma non su quello della percezione pubblica, dove il dubbio di un aggravio ha attecchito.
Il modello si allarga in provincia di Bologna
Quello di Piacenza, del resto, non è un caso isolato nel panorama regionale, poiché lo stesso principio della puntualità trova applicazione contemporanea in altri sette comuni della provincia di Bologna. Anche Castel del Rio, Medicina, Castel Guelfo, Fontanelice, Zola Predosa, Sasso Marconi e Borgo Tossignano, infatti, a partire da questa data abbandonano la Tari per adottare la tariffa corrispettiva puntuale. Il fulcro del cambiamento risiede tutta nella logica del “chi inquina paga”, trasformata in “chi butta meno indifferenziato paga meno”. Se la differenziazione viene fatta in modo corretto e massiccio, riducendo al minimo lo scarto non riciclabile, il beneficio economico dovrebbe riflettersi direttamente in bolletta, la quale, appunto, peserà soltanto in proporzione ai rifiuti indifferenziati effettivamente prodotti e misurati.
Una transizione attesa tra dubbi e opportunità
La transizione, dopo dodici mesi di sperimentazione caratterizzati anche da polemiche e resistenze, giunge dunque al suo momento decisivo. I cittadini si trovano ora a dover familiarizzare con un meccanismo di calcolo più articolato, che lega il costo del servizio al proprio comportamento individuale. La sfida per l’ente è duplice: garantire la precisione tecnica del sistema di rilevazione – dai bidoni alle campane – e comunicare in modo trasparente i criteri di fatturazione, per fugare ogni ambiguità come quella sollevata dalla questione dell’Iva. L’obiettivo dichiarato resta quello di un’ecologia dei comportamenti che, attraverso un incentivo economico diretto, possa spingere verso una maggiore sostenibilità ambientale, misurata in primo luogo dalla riduzione del secco residuo da avviare a smaltimento.




