Tari, il prezzo dei rifiuti divide l'Italia: bollette alle stelle al Nord e al Sud

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le nuove analisi sulle tariffe Tari, che si apprestano a subire gli aggiornamenti per il 2025, disegnano una cartina geografica nazionale profondamente segnata dalle disparità, dove il semplice fatto di risiedere in un Comune piuttosto che in un altro può tradursi, per una famiglia tipo, in una differenza di centinaia di euro sulla bolletta annuale. I dati ufficiali, rielaborati dall'ultimo rapporto di Cittadinanzattiva, rivelano un divario che in alcuni casi raggiunge picchi del cento per cento, configurando un vero e proprio scollamento tra le diverse realtà locali, le quali, pur dovendo affrontare oneri simili, si trovano a trasferire sui cittadini costi di gestione estremamente variabili.

Il caso Piemonte e gli aumenti sopra la media

Una delle regioni che si distingue per un costo del servizio in netta crescita è il Piemonte, dove la spesa media per nucleo familiare ha ormai superato la soglia dei 318 euro, registrando un incremento del tre per cento rispetto all'anno precedente. Questo trend, che si inserisce in un contesto nazionale di rincari, trova esempi eclatanti in città come Asti e Torino, le cui tariffe si collocano parecchio al di sopra della media del paese, riflettendo l'aumento generalizzato dei costi per la raccolta e per lo smaltimento dei rifiuti, la cui produzione continua a crescere. L'idea, discussa in alcune amministrazioni, di introdurre meccanismi tariffari che penalizzino economicamente i cittadini che non rispettano le regole della differenziata rappresenta una delle possibili risposte a una situazione che grava sempre di più sui bilanci delle famiglie.

Catania e le ragioni di una tariffa record

All'estremo opposto della classifica, ma per motivi diametralmente opposti, si posiziona la situazione del Sud, con Catania che detiene il primato, poco invidiabile, di capoluogo più caro d'Italia. La nota ufficiale diffatta dal Comune etneo, la quale fa seguito al report di Cittadinanzattiva, fornisce una spiegazione dettagliata per quella che è una tariffa annuale di 602 euro, un valore che quasi raddoppia la media nazionale ferma a circa 340 euro. L'Amministrazione, per giustificare un gap così pronunciato, richiama esplicitamente l'impatto devastante dei conferimenti illeciti di rifiuti, di una produzione di indifferenziato ancora troppo elevata, delle operazioni di bonifica necessarie in diverse aree e delle persistenti criticità legate alla carenza di impianti adeguati, un quadro complesso in cui la raccolta differenziata, seppur in miglioramento, si attesta soltanto al trentasette per cento.

Un paese spaccato dalla tassa sui rifiuti

Quello che emerge dal confronto tra le diverse realtà è un'Italia spaccata in due anche sul fronte della tassa rifiuti, con differenze macroscopiche che separano non solo il Nord dal Sud, ma anche le città a forte vocazione turistica dai centri medio-piccoli dell'entroterra. L'aggiornamento tariffario, che non avviene in modo uniforme ma è delegato alle singole amministrazioni locali in base ai costi del servizio sostenuti, alle esigenze di bilancio e alla gestione degli impianti, finisce per accentuare queste distanze, creando di fatto un mosaico di tariffe in cui il principio di uniformità del servizio sembra venir meno.

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