Cagliari nella morsa della Tari, sesta città più cara d'Italia per la tassa sui rifiuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tassa per lo smaltimento dei rifiuti si conferma un capitolo di spesa gravoso per le famiglie, le cui disparità sul territorio nazionale appaiono sempre più marcate e poco giustificate dalla qualità del servizio reso. Uno studio recente, curato dal Servizio Stato sociale, politiche fiscali e previdenziali della Uil, ha fotografato l’andamento delle tariffe nel quinquennio 2020-2025, delineando una geografia dei costi dove il capoluogo sardo occupa una posizione di triste rilievo. Cagliari, infatti, si colloca al sesto posto nella graduatoria delle città metropolitane più care, con un esborso per una famiglia tipo, calcolato su un’abitazione di ottanta metri quadrati, che raggiunge i 412 euro annui. Una cifra che, se confrontata con la media nazionale di 350 euro, evidenzia un surplus significativo e contribuisce a delineare un quadro di iniquità fiscale che il sindacato non esita a definire strutturale.

Il divario Nord-Sud e le eccezioni inattese

La ricerca, che non si limita a una semplice fotografia statica ma traccia l’evoluzione dei costi negli ultimi cinque anni, rivela dinamiche contrastanti. Se da un lato Milano, con i suoi 294 euro, rappresenta un caso virtuoso e si attesta ben al di sotto della soglia media, altre grandi città del Nord come Genova presentano un conto salatissimo, toccando i 518 euro. Roma, in questo panorama frammentato, si posiziona leggermente sotto la media a 334 euro, mentre Napoli sfiora la quota di 500 euro. Queste oscillazioni, che portano alcune utenze a pagare quasi il doppio di altre, non sembrano trovare una giustificazione univoca nella diversa efficienza della raccolta o nello stato dei servizi collegati, alimentando il malcontento tra i contribuenti i quali, loro malgrado, si trovano a sostenere oneri molto differenti.

La situazione critica in Calabria e il caso Crotone

La regione Calabria, nella quale si registrano alcune delle situazioni più pesanti, offre un esempio lampante di queste sperequazioni. Reggio Calabria, con i suoi 494 euro, è annoverata tra le dieci città più care del paese, un dato che la colloca in una zona di estremo disagio per i residenti. A Cosenza e a Vibo Valentia, inoltre, le tariffe hanno subito incrementi superiori ai cento euro a partire dal 2020, un balzo che ha ulteriormente compresso i bilanci domestici. Tuttavia, lo stesso studio segnala un contraltare positivo nella provincia: a Crotone, infatti, si è verificato un crollo delle tariffe, un caso isolato che dimostra come una gestione differente possa condurre a esiti opposti, sebbene esso rimanga un’eccezione in un panorama generale caratterizzato da costi in ascesa.

Una tassa in costante crescita e le prospettive future

Il trend degli ultimi anni, del resto, non lascia spazio a molti ottimismi. La Tari ha mostrato una crescita costante, con aumenti che hanno progressivamente eroso il potere d’acquisto delle famiglie senza che, di pari passo, si siano osservati tangibili miglioramenti nella filiera dello smaltimento e del riciclo. L’obiettivo di conciliare l’efficienza del servizio con una tariffazione equa e commisurata ai reali costi di gestione appare, alla luce di questi dati, ancora lontano dall’essere raggiunto. La sperequazione geografica, unita alla pressione fiscale crescente, mantiene il tributo al centro di polemiche e contestazioni, ponendo interrogativi stringenti sulla sostenibilità del sistema e sulla necessità di interventi correttivi che ne ridisegnino i criteri di applicazione.

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