Le città con la Tari più salata, due pugliesi nella top ten
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Redazione Interno
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L’onere per lo smaltimento dei rifiuti, che grava in misura considerevolmente differente sui bilanci familiari a seconda della località di residenza, trova nella Puglia il suo epicentro più costoso, come attestano i dati del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva. L’indagine, la quale ha preso in esame le tariffe applicate in tutti i capoluoghi di provincia per l’anno 2024, delinea una geografia fiscale frammentata, dove una famiglia tipo di tre persone, residente in un’abitazione di cento metri quadri di proprietà, si trova a sostenere esborsi annui sensibilmente disallineati. Due centri urbani pugliesi, i cui nomi figurano tra i primi dieci della classifica nazionale per importi più elevati, contribuiscono a innalzare la media regionale, confermando una tendenza che vede il Mezzogiorno spesso in cima a simili graduatorie della spesa.
Un divario nazionale che si acuisce
Le nuove analisi, che fotografano l’imminente aggiornamento delle tariffe per il 2025, non fanno che confermare e, in alcuni casi, accentuare le disparità esistenti. L’Italia appare infatti spaccata in due anche su questo fronte, con alcune famiglie costrette a pagare oltre il doppio rispetto ad altre che risiedono in regioni o comuni più virtuosi. Il semplice fatto di cambiare municipio, pur restando all’interno dei confini nazionali, può tradursi in un aggravio di centinaia di euro per un servizio fondamentale, la cui erogazione e i cui costi operativi sono influenzati da una molteplicità di fattori locali. Questi, che vanno dall’efficienza della gestione degli impianti alle specifiche esigenze di bilancio comunali, finiscono per determinare aliquote difformi, creando un panorama tariffario estremamente eterogeneo.
I rincari e il confronto territoriale
L’aumento medio, che si attesta sul 3.3% e porta la spesa media nazionale a circa 340 euro annui, non è distribuito in maniera uniforme lungo la Penisola. Quasi tutte le regioni, così come novantacinque capoluoghi su centodieci, registrano un incremento dell’importo, sebbene con intensità diverse. Al Nord, dove la raccolta differenziata raggiunge una percentuale molto alta, pari al 73%, la spesa media si attesta su 290 euro, una cifra che risulta significativamente inferiore rispetto a quella che devono sostenere i cittadini del Centro-Sud. La forbice, già ampia, sembra dunque destinata ad allargarsi ulteriormente, ponendo questioni di equità e di sostenibilità economica per un numero crescente di nuclei familiari.
La dinamica decisionale locale
L’aggiornamento delle tariffe, il quale non segue un calendario o dei criteri uniformi a livello nazionale, è demandato alla discrezionalità di ogni singola amministrazione locale. Sono proprio i comuni, i quali devono far fronte ai costi del servizio di igiene urbana e agli investimenti per il trattamento dei rifiuti, a decidere le aliquote annuali. Questa autonomia, se da un lato permette di calibrare la tassa sulle reali necessità del territorio, dall’altro è all’origine delle forti sperequazioni che si riscontrano da una città all’altra, rendendo la bolletta dei rifiuti una voce di spesa profondamente legata al codice postale di residenza.




