Il primo nuovo tram dopo vent’anni arriva a Roma, Gualtieri lo mostra in un video tra i binari del deposito
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Redazione Interno
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Un velo rosso copriva la fiancata, e a sollevarlo, quasi fosse un regalo da scartare davanti alle telecamere, ci ha pensato il primo cittadino in persona. È arrivato ieri, giovedì 5 marzo, al porto di Civitavecchia, il primo esemplare degli Urbos prodotti dalla spagnola Caf, e nella notte il convoglio ha finalmente varcato i cancelli delle officine Atac di via Prenestina, dove il sindaco Roberto Gualtieri ha inscenato una sorta di cerimonia moderna, un "unboxing" in piena regola che in poche ore ha fatto il giro del web. Dopo un silenzio che durava da oltre due decenni, la Capitale torna così ad abituarsi all’idea di mezzi su rotaia completamente nuovi, e l’emozione, palpabile nel gesto del primo cittadino mentre scopriva la livrea amaranto e nera del mezzo, racconta più di tanti comunicati stampa la portata dell’evento.
Ad accoglierlo materialmente nel deposito capitolino, però, era già presente l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, il quale non ha esitato a definire quella che si sta materializzando come “una giornata storica” per una rete che attendeva questo momento da ventun anni. L’operazione, va detto, non è di quelle che passano inosservate: parliamo di una fornitura complessiva che supera le cento unità, per la precisione centoventuno convogli, aggiudicata attraverso una gara d’appalto dal valore complessivo che si aggira attorno ai 457 milioni di euro, un investimento definito dallo stesso Gualtieri come epocale e che rappresenta, per dimensioni, la più grande commessa pubblica per tram stipulata a livello europeo. Non è solo la sostituzione di alcuni mezzi vetusti, insomma, ma il tassello centrale di un ridisegno complessivo della mobilità pubblica, che punta a integrare queste vetture con le nuove linee in costruzione, a partire dalla futura tranvia Togliatti.
Il mezzo, un Urbos lungo esattamente 33,5 metri, è stato progettato per offrire una capienza notevolmente superiore rispetto alla flotta attuale, potendo trasportare fino a 215 passeggeri, dei quali 68 trovano posto a sedere, mentre due sono gli spazi riservati a chi viaggia su sedia a rotelle. Dal punto di vista tecnologico, il salto in avanti è notevole: tutti i convogli saranno infatti dotati di batterie di ultima generazione, una soluzione che consente la marcia anche nei tratti privi di linea elettrica aerea, evitando così di dover installare pali e cavi in aree della città particolarmente delicate dal punto di vista paesaggistico o urbanistico. A questo si aggiunge un sistema di sicurezza attiva, con un avvisatore di anticollisione frontale, che introduce standard di prevenzione finora sconosciuti sulle linee di superficie romane, da sempre considerate più esposte a rischi di incidenti rispetto ad altre metropolitane.
Una fornitura da 450 milioni per cambiare il volto della rete tranviaria
La complessità dell’operazione, che è partita dai cantieri spagnoli di Saragozza, dove il mezzo è stato costruito, è proseguita via mare fino al porto laziale, dove lo sbarco ha richiesto accorgimenti particolari vista la mole del convoglio, trasportato in due tronconi e poi riassemblato proprio all’interno delle officine di via Prenestina. La tabella di marcia, ora, prevede un periodo di pre-esercizio, necessario per testare l’integrazione dei nuovi sistemi con la vecchia infrastruttura, e una serie di collaudi che dovranno certificare l’omologazione alla circolazione. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione, come più volte ribadito dall’assessore Patanè e dallo stesso primo cittadino, è quello di avere sulle strade, entro la fine del 2026, almeno venti di questi nuovi tram, con una cadenza di consegne che, se rispettata, dovrebbe portare a circa tre nuovi arrivi ogni mese.
Il cronoprogramma, peraltro, è strettamente legato alle scadenze imposte dai finanziamenti europei del PNRR, che vincolano parte delle risorse al raggiungimento di precisi obiettivi entro giugno del 2026, data entro la quale dovranno essere consegnati almeno dieci mezzi per non rischiare di perdere i fondi. Si tratta di una partita complessa, nella quale l’acquisizione dei tram è stata abilmente collegata al progetto della nuova linea Termini-Vaticano-Aurelio (TVA), una delle opere strategiche per il futuro della mobilità capitolina. I nuovi Urbos, inizialmente, andranno a rinforzare soprattutto la futura linea su viale Palmiro Togliatti, uno degli assi portanti del piano di potenziamento della periferia est, ma progressivamente sostituiranno i vecchi Stanga e i Socimi, mezzi ormai datati che hanno segnato un’epoca ma che oggi rappresentano plasticamente l’invecchiamento di un parco mezzi rimasto fermo troppo a lungo.
Il primo esemplare nelle officine Atac, attesa per i prossimi arrivi
Mentre il primo esemplare posa sui binari del deposito di Porta Maggiore, dove è stato esposto alla stampa e ai curiosi, l’attenzione si sposta ora sulla logistica e sulla capacità dell’azienda municipalizzata di gestire questa transizione. Non si tratta soltanto di mettere in strada mezzi nuovi, ma di adeguare le infrastrutture di supporto, come il deposito di via Gino Severini, destinato a diventare l’hub principale per la manutenzione di questi convogli e per il quale è allo studio anche una copertura fotovoltaica per garantire una maggiore autonomia energetica. La scommessa, per Roma, è duplice: da un lato dimostrare di saper rispettare i tempi di consegna e collaudo, dall’altro fare in modo che l’arrivo di queste vetture non resti un episodio isolato ma diventi il volano per un cambiamento duraturo nella percezione e nell’affidabilità del trasporto pubblico locale, da troppo tempo considerato il tallone d’Achille della città.




