Protesta contro le keybox, il simbolo della crisi abitativa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 dicembre, un gruppo di attivisti per il diritto alla casa ha preso di mira le keybox, le cassette porta chiavi utilizzate dai proprietari di abitazioni per facilitare il check-in degli affitti turistici. Da Venezia a Milano, passando per Roma, Genova e Firenze, le keybox sono state avvolte in nastro adesivo rosso con scritte come "Tu casa era mi casa" e "Rimozione forzata", un gesto che, al di là delle parole, è eloquente e rappresenta una protesta contro il fenomeno degli affitti brevi.
Le keybox, nate come semplici strumenti per agevolare l'accesso alle case vacanze, sono diventate il simbolo della crisi abitativa e della mancanza di alloggi. Il 2024 sarà ricordato come l'anno degli assalti alle keybox, un fenomeno che ha visto crescere il malcontento tra i cittadini, esasperati dalla difficoltà di trovare una casa a prezzi accessibili. La protesta, che ha coinvolto diverse città italiane, è stata organizzata da attivisti che denunciano l'impatto negativo degli affitti brevi sul mercato immobiliare, accusando i proprietari di speculare sulle abitazioni a scapito dei residenti.
Il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha risposto alle critiche invitando i comitati a un confronto al ministero, dichiarandosi pronta a discutere soluzioni alternative. Santanchè ha sottolineato l'importanza di rispettare la normativa anti-terrorismo, chiarendo che la praticità delle keybox non deve andare a discapito della sicurezza.
La protesta contro le keybox si inserisce in un contesto più ampio di tensioni sociali legate alla gestione degli affitti brevi e alla crescente difficoltà di accesso alla casa.




